Da impallinatore di fag(g)iani ad analista dei suo colleghi di partito che bramano poltrone. Il brindisino Luciano Mario Sardelli, capogruppo dei Responsabili a Montecitorio è un po’ romanziere, un po’ paroliere e un po’ psicoterapeuta. “Faccio riferimento all’analisi transazionale di Eric Berne”, sostiene di utilizzare uno schema noto all’analisi clinica di fronte a un collega che sogna un posto prestigioso al governo. “E’ un sogno possibile, gli dico subito. Ma io non conto niente, non incido, sono una figura di secondo piano”. Un po’ lo galvanizza, un po’ lo abbatte. Meno filosoficamente, ieri sera Sardelli, ospite all’Infedele, ha ribadito che i responsabili vogliono “tre o quattro posti di governo”. Perché “la politica è questo”. “Noi vorremmo occuparci anche di turismo, di Mezzogiorno, di pubblica amministrazione”. I titolari dei rispettivi dicasteri sono avvertiti.

Eppure Sardelli sostiene di essere capogruppo perché esponente di basso profilo, che si acquieta del proprio piccolo orto, per mettere il collega a proprio agio denudando le sue miserie con la propria modestia. “Da psicoterapeuta scopro l’identità bambina di ciascuno. Sono ambiziosi, vanno a caccia di poltrone. L’approdo li consuma e li trascina”. Loro…lui no. Chi lo intravede vagare per i corridoi della Camera dei deputati, e scambia qualche parola con gli onorevoli di Iniziativa responsabile, ci mette poco a rendersi perfettamente conto che dietro l’aria giocosa e distesa di Luciano Mario Sardelli da San Vito dei Normanni, provincia di Brindisi, si nasconde il più scontento dei responsabili, una via di mezzo fra quelli che nel suo libro definisce genuflessi e replicanti.

A settembre in un’intervista aveva spiegato: “Più della carriera adesso, mi impegna il lancio del mio romanzo. Ho impiegato quattro anni per chiuderlo”. Il titolo? Una storia poco onorevole….un po’ come la sua, che se la si vuole raccontare tocca passare necessariamente per il 2001 quando due distinti signori appartenenti a due partiti di opposto schieramento si candidano alle elezioni per il collegio di Mesagne, provincia brindisina. Si tratta di Cosimo Faggiano (Ulivo per Rutelli) e del nostro Luciano Mario Sardelli (Casa delle Libertà). Terminate le votazioni in tutti i collegi, si procede allo spoglio delle schede. Vuoi per la stanchezza, vuoi per una distrazione umana, nella sezione numero 7 del comune di Latiano il presidente del seggio si accorge di aver commesso un errore: Cosimo Faggiano aveva ottenuto circa 400 voti, mentre il suo avversario, Luciano M. Sardelli, almeno un centinaio in meno, ma all’atto della trascrizione a verbale è stato invertito il numero delle preferenze ottenute dall’uno e dall’altro. Non basta l’esposto del presidente del seggio, che spiega l’accaduto, sfortunatamente è proprio questa manciata di voti a determinare l’esito delle elezioni: Luciano M. Sardelli, incolpevole beneficiario di un’attribuzione di preferenze superiore a quelle realmente espresse dagli elettori, vince con un centinaio di voti di scarto e va ad occupare una poltrona da deputato in Parlamento. Faggiano chiede giustamente alla Giunta delle Elezioni una verifica delle schede, allo scopo di far emergere la verità. La Giunta invece si limita a ricomputare le schede bianche e nulle del collegio numero 33, non riscontrando particolari difformità con i verbali. Viene così ignorato l’oggetto del ricorso, e cioè il riesame delle schede valide della sezione numero 7 di Latiano.

Il povero Faggiano le tenta proprio tutte: ricorso alla magistratura, ricorso alla Camera (ove la maggioranza archivia il caso), ricorso al giudice penale per falso perseguibile d’ufficio. Il sostituto Sergio Maria Tosi, previa verifica delle schede valide sequestrate dal seggio numero 7, afferma senza ombra di dubbio che vi è stato un errore materiale e conseguentemente il vero eletto risulta essere Cosimo Faggiano, ma un “errore materiale” non è un reato, quindi il fatto viene archiviato: in Parlamento ci finisce Sardelli mentre a Faggiano tocca un soggiorno in ospedale per travaso di bile. “Nel 2006 – dichiara Sardelli -non riuscii ad essere rieletto e resistetti come assistente parlamentare di Lombardo. Ora eccomi qua di nuovo”. In quella terza gamba certificata di un governo che, nel rimpasto in programma, un sottosegretario per Noi Sud dovrebbe garantirlo. “Personalmente tengo più al romanzo”. Spiega da uomo per cui le parole contano più di tutto. Anche il cantante Al Bano, pugliese anche lui, ha goduto della sua creatività: ‘Cos’è l’amore’ e ‘Lei’ sono testi scritti da Sardelli, il cui estro non si esaurisce alle canzoni per Al Bano, ma va oltre, quando spiega che nel suo romanzo raffigurava Berlusconi come “un videoman, l’uomo che si trasforma in schermo. E lo schermo produceva immagini sovrapposte: lui insieme a gnocche brasiliane, lui centravanti del Milan. Slum, slum. Proiezioni espressive. Ma mi hanno detto che non era il caso di inserire questa parte”. Proprio un atteggiamento responsabile.

di Donato Notarachille