Il potere economico della camorra si estende anche nel controllo della filiera alimentare. Se ne sono accorti anche gli americani, che nel 2008 hanno bandito i prodotti tipici della Campania dalle tavole dei militari e civili della base Us Navy di Napoli. Troppo alto il rischio di contaminazione del cibo a causa del suolo inquinato per l’emergenza rifiuti e della mancanza di adeguati controlli. Lo rileva l’inchiesta ‘Il Pane della camorra’, realizzata dai giornalisti Claudio Pappaianni e Andrea Postiglione, che è andata in onda oggi su Rainews e verrà replicata domani (ore 10 e 18).

Dopo l’ennesima emergenza rifiuti, il Console generale degli Stati Uniti a Napoli, John Patrick Truhn, allarmato scrive a Washington: “L’impatto ambientale del crimine organizzato si estende alle frodi alimentari. E la Campania è la regione leader in Italia in questo settore”. Parole contenuto in un cablo diffuso nelle scorse settimane da Wikileaks. Per questo i cibi campani sono stati messi al bando, come racconta nel documentario di Rainews Sandra Jontz, giornalista di Stars and Stripes, la rivista delle truppe a stelle e strisce: “Per un periodo hanno smesso di vendere alla base Us Navy cibo cresciuto in Campania. Invece che mangiare pomodori campani, li si faceva arrivare dalla Sicilia. Per qualche tempo – ha spiegato – non sono state vendute verdure cresciute in Campania”. Stars and Stripes aveva già raccontato delle operazioni di monitoraggio di terra, aria e acqua che le autorità militari statunitensi avevano avviato in gran segreto in Campania. Per precauzione, ai marines e ai loro familiari erano state pure distribuite centinaia di migliaia di bottiglie di acqua minerale. Ma fino ad adesso nulla si sapeva della temporanea moratoria dei cibi campani.

Il mercato delle frodi alimentari e della filiera illegale si aggira sui 2 miliardi di euro. In questo periodo di crisi economica i bassi prezzi offerti dalla malavita inducono molte famiglie a preferire i prodotti made in Gomorra. Ugo Marani, ordinario di politica economica all’Università Federico II di Napoli e presidente di Ires Campania (il centro studi della Cgil, ndr) racconta: “Quanto maggiore sono gli effetti della crisi e dell’esclusione sociale del reddito disponibile tanto più la camorra aumenta le sue transazioni, non solo all’ingrosso ma anche al dettaglio. Più la popolazione diventa povera, più è incitata ad avere rapporti con l’economia fuori mercato”. L’economista snocciola le cifre del nuovo grande affare che i clan fanno ad esempio con il pane: “Il pane della camorra ha sicuramente prezzi più bassi sul mercato. Parliamo di un business che ha a che fare con circa 300mila chili di pane per ciascun panificatore occulto, che moltiplicato per circa 700/800 panifici occulti porta a un giro di affari stimato tra i 200 e i 250 milioni di euro”.