L’ordinanza che ieri ha disposto l’arresto del senatore Alberto Tedesco (Pd) va ben oltre la dimensione giudiziaria. Le 316 pagine firmate dal gip Giuseppe de Benedictis e i retroscena dell’indagine sono uno schiaffo in faccia all’intera classe politica pugliese. Oggi, per la posizione di Nichi Vendola è stata richiesta l’archiviazione. Ma resta la necessità di un chiarimento netto. Ci sono frasi intercettate che vanno spiegate. Come quella sulla guarentigia offerta a Tedesco (catapultato in parlamento con il placet del sindaco di Bari Michele Emiliano) o quelle in cui Vendola ipotizza di cambiare una legge per poter nominare direttore generale un funzionario che non aveva i requisiti.

Nichi e le leggine ad personam

Il gip riporta un colloquio intercettato tra Vendola e Tedesco il 20 novembre 2008. I due stanno parlando della nomina di un direttore generale e il gip annota: “Pur di sostenere il suo protetto il Governatore pretende il cambiamento della legge per superare, con una nuova legge ad usum delphini, gli ostacoli che la norma frapponeva alla nomina”.

Tedesco: «Quello non ha i requisiti sta come direttore generale, quello che vuoi nominare!».

Vendola: «O Madonna santa, porca miseria la legge non la possiamo modificare?».

Tedesco: «Eh?».

Vendola: «Non possiamo modificare la legge in una delle prossime…».

Tedesco: «Eh, mica eh…».

Nichi e il conflitto d’interessi

L’accusa che la procura rivolge a Tedesco, e che il gip accoglie pienamente, si riassume in queste considerazioni: “Tedesco – scrive il gip – quale assessore della sanità della Regione Puglia ed esponente politico di spicco, organizzava e guidava l’intera struttura in modo da pilotare le nomine dei dirigenti delle Asl pugliesi, effettuate dalla giunta regionale, verso persone di propria fiducia e attraverso questi controllava la nomina dei direttori sanitari in modo da dirottare le gare di appalto e le forniture verso imoprenditori a lui legati da vincoli familiari o da interessi economici ed elettorali”. Che Tedesco avesse interessi personali nel settore sanitario era noto: i suoi figli – salvo poi dismettere le quote – erano proprietari di società che vendevano protesi sanitarie. Eppure – nonostante questo conflitto d’interessi – nel 2005 fu nominato da Vendola assessore alla Sanità.

Il gip riporta i contenuti di un’informativa della Guardia di Finanza datata 2008: “Indagine da cui emergeva che la Euro Hospital srl si costituiva in data 6 settembre 2005 da Carlo Tedesco (figlio del senatore, ndr) quale amministratore unico in carica e in data 21 dicembre 2006 Giuseppe Tedesco (figlio de senatore, ndr) rilevava quote di partecipazione al capitale sociale della società pari al 49% e che dalla data di inizio attività (6 settembre 2005) alla data di chiusura del bilancio di esercizio al 31 dicembre 2007, la Euro Hospital srl aveva prodotto un incremento del valore della produzione desunto dai bilanci di esercizio presentati, pari al 5.422% (anno 2006) e al 23,608%”.

L’importanza “politica” di questa informativa si desume dal successivo passaggio dell’ordinanza: “Tale informativa rende evidente, al di là di quanto emerso dalle intercettazioni negli anni precedenti, che gli interessi personali e famigliari di Tedesco nel settore della sanità pubblica erano ben conosciuti dagli stessi vertici della Regione Puglia”. E quindi secondo il gip erano ben conosciuti da Vendola. “Vertici – continua il gip – che non erano tuttavia mai intervenuti per recidere tali cointeressenze, di fatto consentendo a Tedesco di costruire quella “rete” di contatti utili a perseguire i suoi interessi politici e imprenditoriali di cui si diceva in premessa: solo con la interrogazione urgente della 56esima seduta del consiglio regionale pugliese, tali vertici, improvvisamente, si “rendevano conto” di tale incredibile situazione e cercavano di porvi rimedio”.

Vendola, Emiliano e il “sottosistema”

Il rimedio – siamo alla primavera del 2008 – sta nella sostituzione di Tedesco all’assessorato alla Sanità. Ed ecco cosa pensa il sindaco di Bari, l’ex pm antimafia Michele Emiliano, segretario regionale del Pd, del rimedio di Vendola. Lo scopriamo da un’intercettazione tra Emiliano e Tedesco. Va sottolineato che anche a Emiliano, come più alta personalità politica del Pd e sindaco di Bari, non doveva sfuggire il conflitto d’interessi di Tedesco.

Tedesco: “Questa cosa lui (ndr, Vendola) se la è completamente rimangiata, nel senso che ha detto… ha detto che non e… che non ci sono novità dal punto di vista diciamo dall’interesse diverso da quello politico, solo che… “.

Emiliano: “Dice che è spezzato un filo ma… dice lui a noi… di fiducia… personale… “.

Tedesco: “E se mi dice su che cosa si è spezzato poi!…”.

Emiliano: “Ma niente!… secondo me, questa è una operazione tutta politica, perché lui dice: “Io, in questa maniera, mi impadronisco del sottosistema e, ovviamente nelle prossime elezioni, l’Assessorato anziché stare in mano al Pd sta in mano a me”, questo è tutto il discorso… o quanto meno sta in mano ad una logica che è diversa da questa…”.

Le pressioni su Nichi di Emiliano e Frisullo

Altri punti da chiarire politicamente, sulla gestione della sanità e della politica regionale del centrosinistra, emergono dal verbale d’interrogatorio di Lea Cosentino (ex direttore generale della Asl Bari, indagata in altri procedimenti sulla sanità) che, nelle intenzioni di Vendola, avrebbe dovuto sostituire Tedesco all’assessorato. Il gip li sottolinea a pagina 29 dell’ordinanza: “La Cosentino ha riferito altresì che le pressioni su di lei, da parte di Tedesco, aumentavano nell’estate del 2008, in occasione del possibile avvicendamento, voluto dal governatore Vendola, della Cosentino al posto di Tedesco, perché, come la stessa ha riferito agli inquirenti, la sola possibilità che questo potesse realizzarsi aveva generato minacce di serie ripercussioni politiche da parte del Tedesco sulla tenuta della Giunta del governatore Vendola, venendo coadiuvato nell’occasione il Tedesco anche dal segretario regionale del Pd, Michele Emiliano, e dal vicepresidente della Regione Puglia, Sandro Frisullo, che pure, insieme al Tedesco, minacciavano di far cadere la giunta regionale nell’ipotesi della sostituzione …”.

Ed ecco cosa dice la Cosentino a verbale:

“Vendola all’inizio ha avuto un atteggiamento un po’ ondivago, devo dire la verità, perché all’inizio addirittura mi ha esternato queste preoccupazioni al punto tale che aveva raggiunto la determinazione di togliergli la delega, in realtà poi, subito dopo, quando io andai a raccontare al presidente Vendola che avevo ricevuto diciamo pressioni, minacce, anonimi in cui mi si diceva che insomma non potevo fare l’assessore perché mi avrebbero in qualche modo tolto la vita, minacciato me, la mia famiglia, a quel punto lui mi disse che erano minacce assolutamente ingiustificate, erano anonimi, e che era una tecnica per farmi saltare i nervi e che, se io gli volevo bene, dovevo continuare a tenere il punto fermo della situazione e accettare quella delega assessorile.

“Fortunatamente le condizioni politiche non si sono create, dico fortunatamente con il senno di poi, perché poi ci fu tutta una trattativa politica, e soprattutto penso una sorta di ricatto anche politico da parte del segretario del Pd Michele Emiliano insieme con Tedesco, perché dissero chiaramente a Nichi, cosa che lui mi avrebbe confermato poi, che, se avesse nominato me assessore, avrebbero fatto quanto meno cadere la giunta immediatamente … poi uscì da questa stanza del presidente Vendola prima il sindaco Emiliano e poi Frisullo, e in quella circostanza ebbi contezza che realmente il presidente Vendola aveva fatto quella riunione perché aveva intenzione reale di togliere la delega a Tedesco e di affidarla a me, me lo disse Michele Emiliano, che mi disse: “Non ti conviene perché si scateneranno i sistemi, quelli più … diciamo leciti e non …””.

Se Lea Cosentino ricorda bene, le parole di Emiliano, hanno un peso significativo: da un ex pm della dda, rispetto a “sistemi non leciti”, ci si aspetterebbe una reazione parecchio incisiva, sotto il profilo politico. Ma vediamo le dichiarazioni di Emiliano, nel 2009, riportate dal quotidiano “bari sera” su Vendola e la candidatura che ha salvato Tedesco dall’arresto.

“Consigliai a Vendola di sostituire Tedesco”

“All’epoca – dice Emiliano – consigliai il presidente Nichi Vendola di scambiare la delega assessorile di Alberto Tedesco (Sanità), ma lui mi rispose che l’ipotesi era difficile da praticare. Certo avrei dovuto insistere, e di questo oggi soffro, ma la verità è che i partiti non hanno il ruolo che avevano 20 anni fa”. Poi, continua Bari Sera, ” Emiliano si assume anche la responsabilità di aver voluto la candidatura di Paolo De Castro a capolista del Sud alle Europee del Pd – perché fra i massimi esperti di Agricoltura a livello Europeo – pur consapevole dell’ “effetto indiretto” che avrebbe portato poi Tedesco al Senato. E oggi Emiliano invita proprio Tedesaco a riflettere “sul proseguire o meno il suo mandato senatoriale. E’ affidata alla sua coscienza ogni decisione, ma non sarebbe sbagliato aprire una riflessione sull’argomento”.

L’archiviazione di Vendola.

In una nota a pagina 128 il gip verga una critica per niente velata sulla posizione del governatore pugliese, per il quale, la procura, dopo aver disposto l’iscrizione nel registro degli indagati, ha chiesto un’archiviazione che non è stata ancora disposta.

Il passaggio più duro, per la credibilità di Vendola e della sua politica sanitaria, arriva dall’analisi del capo d’imputazione “F-3” attribuito a Tedesco: l’abuso d’ufficio per aver chiesto a Guido Scoditti (anch’egli arrestato ieri) di “rimuovere il direttore sanitario della Asl di Lecce Francesco Sanapo e di nominare, al suo posto, il dottor Umberto Caracciolo, più disponibile a esaudire ‘ordini dall’alto'”. Sulla “destituzione” di Sanapo è d’accordo anche Vendola ma, secondo l’accusa, non vi sarebbe reato: il governatore avrebbe agito seguendo la logica dello “Spoil System”. Ma il gip critica l’impostazione della procura.

Il gip aggiunge che la richiesta di archiviazione per Vendola avviene perché “la pubblica accusa non ha ritenuto sostenibile neppure l’abuso d’ufficio”. Lo stesso abuso d’ufficio che, insussistente per Vendola, per lo stesso episodio, viene però contestato a Tedesco e Scoditti.

Sulla destituzione di Sanapo è utile leggere questa intercettazione del novembre 2008 tra Emiliano e Tedesco.

Emiliano: Pronto.

Tedesco: Michele, Alberto,

Emiliano: Alberto, dimmi.

Tedesco: Allora avete deciso chi sarà il prossimo assessore alla sanità?

Emiliano: No, non ho saputo niente.

Tedesco: Nichi ti ha chiamato?

Emiliano: No, non mi ha chiamato, che è successo?

Tedesco: Allora, così come d’accordo, abbiamo sostituito Sanapo.

Emiliano: uh…

Tedesco: Dopo di che Frisullo ha chiamato Vendola…

Emiliano: sì

Tedesco: E gli ha detto: uno, che naturalmente trarrà le conseguenze sul piano dei rapporti personali di questa cosa.

Emiliano: uh…

Tedesco: due, porrà il problema dell’assessore alle politiche della salute

Emiliano: e questo è il suo punto di vista, non è il mio (…). Comunque c’ero anche io quando il presidente ha detto a Frisullo che avrebbe cambiato Sanapo (…).

Tedesco: c’eri anche tu quando io gli ho risposto (…) e adesso su Sanapo … stavi tu quando nella stanza del presidente ci appiccicammo

Emiliano: com’è, me lo ricordo bene!”

L’importanza di questa conversazione viene così evidenziata dal Gip:

“La conversazione sopra riportata appare di estrema importanza, anzitutto perché evidenzia che anche il governatore aveva deciso, in pieno accordo con Tedesco, come pure con (…) con lo stesso Emiliano (segretario regionale del Pd), la defenestrazione del Sanapo, sostanzialmente esente da colpe come direttore sanitario dell’ospedale di Nardò, e poi per la spaccatura che tale decisione aveva portato nella maggioranza, a seguito del diverbio tra Frisullo e Vendola, avendo detto chiaramente, nella stessa conversazione: “Comunque c’ero anche io quando il presidente ha detto a Frisullo che avrebbe cambiato Sanapo” e Tedesco confermava questo fatto in toto, dicendo: “E adesso su Sanapo … stavi anche tu nella stanza del presidente quando ci appiccicammo”.

E qui parte la nota del gip sulla richiesta di archiviazione avanzata dalla procura per Vendola.

E si tratta di una nota molto dura.

“Nelle sue dichiarazioni al pm del 6 luglio 2009 – scrive il gip – il governatore Vendola ha confermato che detto diverbio con il Frisullo è effettivamente avvenuto, sia pure solo al proposito dell’intento di sostituire Sanapo. Ha tuttavia sostenuto – contrariamente a quanto emerso dalle intercettazioni sopra riportate – che non vi era mai stata alcuna intromissione da parte del Tedesco e che tanto aveva voluto fare perché, a suo dire, “io volevo mandare via Sanapo perché avevo avuto notizia che aveva incontrato delle persone nell’ufficio del mio vicepresidente e avevo avuto un alterco con il mio vicepresidente …”.

Ma soprattutto Vendola – “inverosimilmente”, chiosa il gip – ribadisce ai pm: “Io le posso escludere nella maniera più assoluta che io abbia avuto un’indicazione politica nel procedere alla rimozione di Sanapo”.

La presunta concussione di Vendola

Vendola viene iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di concussione per la vicenda Sanapo. La procura però – scrive il gip – chiede la sua archiviazione – non ancora disposta – perché manca “una vera e propria pressione psicologica in chi è stato fiduciariamente scelto (…). Nella ipotesi relativa alla sostituzione di Sanapo emerge dalle intercettazioni che Vendola aveva dato il via libera alla sostituzionje di Sanapo, sostenuta fortemente da Tedesco e ne era consapevole. Difficilmente nel caso di specie appare configurabile nei confronti degli indagati un comportamento penalmente rilevante atteso che il direttore generale Scoditti (per lui ieri è stato disposto l’arresto ai domiciliari, ndr) appare agire – più che nella veste di soggetto concusso vittima di indebite pressioni o minacce – quale soggetto che opera in pieno accordo con i politici, ponendo in essere un atto risultato illegittimo, ma non a priori manifestamente criminoso, perché rientrante nelle prerogative del direttore generale, il quale si determina consapevolmente assecondando le altrui richieste, così sicuramente conclamando una avida e spregiudicata intromissione della politica nella gestione della sanità pubblica, ma null’altro”.

Se la tesi dell’accusa è valida, Vendola va archiviato, ma resta il pesante giudizio sulla “spregiudicata intromissione della politica nella sanità pubblica”. Sotto il profilo giudiziario, però, il gip fa notare che qualcosa non torna: gli stessi fatti portano l’accusa a chiedere l’arresto per Tedesco e Scoditti e l’archiviazione per Vendola. “Quello che qui s’intende sottolineare – scrive il gip – è che tale richiesta di archiviazione, avvenuta sulla base delle stesse indagini oggi poste a fondamento della presente richiesta di misura cautelare, risulta giusificata dalla circostanza che la pubblica accusa non ha ritenuto seriamente sostenibile neppure un’altra residuale condotta penalmente rilevante quale, appunto, l’abuso d’ufficio, per il presidente Vendola (e gli altri coindagati), anche perché costui, a differenza del Tedesco, avrebbe agito soltanto spinto dal crierio dello Spoil System …”. E poi conclude: “Avviene oggi, però, che con la presente richiesta di applicazione di della misura cautelare a carico degli odierni imputati, fra cui lo stesso Scoditti, singolarmente si contesta agli odierni ex coindagati del presidente Vendola proprio quella condotta criminosa (abuso di ufficio a fini patrimoniali …) che non era stata ritenuta sussistente al momento della richiesta di archiviazione (per Vendola, ndr)”.

La presunzione di innocenza

La vicenda giudiziaria è ancora in corso e quindi sia per Vendola sia per Tedesco vale la presunzione di non colpevolezza. Michele Emiliano non è indagato. Come abbiamo scritto all’inizio, però, il punto non è soltanto giudiziario: è politico. Ed è su questo terreno che Vendola, Emiliano e l’intero centrosinistra pugliese – proprio per marcare, con i fatti, la propria differenza – dovrebbero chiarire la propria posizione. Vendola, dopo lo scandalo giudiziario che coinvolse il vicepresidente Frisullo, azzerò la giunta, ma, come scrive il gip, il conflitto d’interessi che toccava Tedesco era evidente già dal 2005, quando fu nominato assessore. Era incapace di vederlo? Emiliano offrì a Tedesco, che nel frattempo s’era dimesso, uno scranno al Senato attraverso la candidatura di De Castro alle Europee. Era incapace – proprio lui, un ex pm – di immaginare che, quella candidatura, avrebbe salvato Tedesco da un probabile arresto?