Edmondo Bruti Liberati nei panni dell’agente della Stasi Gerd Wiesler protagonista del film “Le vite degli altri“. Questo il cartello comparso questa mattina sui muri del chiostro dell’Università cattolica di Milano. L’idea è di Ateneo studenti, il gruppo universitario legato al movimento politico-religioso di Comunione e liberazione. Gli usceri, di solito molto solerti nell’eliminare i manifesti “fuori tono”, non hanno battuto ciglio di fronte a questo attacco contro la procura del capoluogo lombardo. Vincitore del Premio Oscar come miglior film straniero, “Le vite degli altri”  è un film del 2006 che viene ormai citato quasi quotidianamente dagli esponenti del Pdl che difendono il premier in tv dalle accuse di concussione e induzione alla prostituzione minorile che, per l’appunto, gli sono state mosse dai magistrati milanesi coordinati da Edmondo Bruti Liberati.

Nelle intenzioni di chi ha pensato il manifesto, il coordinatore della procura e con lui i tre magistrati che occupano dell’affaire Ruby (Ilda Boccassini, Pietro Forno e Antonio Sangermano) devono apparire come astuti persecutori, spioni comandati dall’alto per rovinare la vita al povero Cavaliere. Se nel film l’agente della Stasi scava nella vita dell’attore Georg Dreyman, colpevole solo di non essere troppo in linea col regime, nella realtà degli universitari meneghini, Bruti Liberati scompiglia la vita di Berlusconi, colpevole solo di essere “troppo generoso” (Sabina Began dixit).

(ER)