L’onorevole Daniela Santanché, intervenendo ad Annozero, senza nemmeno ascoltare (figuriamoci lasciar parlare) Conchita De Gregorio, le ha urlato qualcosa a proposito della solidarietà femminile di cui, secondo lei, la direttrice dell’Unità mostrava di essere priva, avendo definito le ragazze coinvolte nello scandalo che sta travolgendo (ma sta davvero travolgendo?) il presidente del Consiglio Berlusconi, “prostitute”. Ora se chiamare le cose con il proprio nome mostra assenza di solidarietà femminile, allora anche io sono davvero poco solidale. E lo sono per la stessa ragione per cui trovai, a suo tempo, inopportuna e stonata la difesa che un gruppo di donne del centrosinistra fece a proposito della nomina a ministro dell’onorevole Mara Carfagna. Se difendere l’indifendibile, a costo di dare alle cose dei nomi diversi, serve a far sentire le donne solidali, allora sono felice di non esserlo.

La signora Santanché, mostrando un totale dispregio per il contraddittorio educato che dovrebbe essere alla base di un dibattito, continuava, dunque, ad urlare cose senza senso a Concita De Gregorio che, con grande pacatezza e serenità, la invitava a non strillare. Non parliamo poi di quando la direttrice dell’Unità ha osato “nominare” il Papa. Senza nemmeno avere idea del concetto che la De Gregorio stava esprimendo, la signora Santanché ha cominciato, istericamente, a gridare (ancora) che “chi è a favore dell’aborto e delle unioni gay, non può nominare il Papa”. Come se ciò avesse un minimo senso logico nel quadro di un dibattito politico. O di una qualsiasi conversazione fra persone che si incontrano nell’ascensore. Per concludere il suo solito “drama-show”, la signora Santanché ha lasciato lo studio appena Vauro (che le procura chiaramente dei moti di bile) ha iniziato a mostrare le sue vignette.

Nel guardare tutto ciò ho pensato all’incredibile somiglianza che unisce la signora Santanché alla signora Palin, oserei dire persino una somiglianza fisica. Sebbene, dato il maggior pudore (fittizio o non fittizio, non è questo il punto) della classe politica statunitense, la signora Palin non trascorra del tempo, durante le sue vacanze estive, con amici/soci del calibro di Flavio Briatore, per tradizione allergico al fisco (peccato mortale negli USA), l’avvenente signora dell’Alaska condivide con la signora Santanché un mai celato “fastidio” contro i musulmani, l’opposizione all’aborto, l’orrore per le coppie gay, una totale devozione al “capo” (anche se va detto che la Palin è capo di sé stessa), un’incredibile capacità nel non ascoltare, uno scatto invidiabile nell’attaccare, la leggerezza nel fare delle affermazioni e poi rimangiarsele, il tutto condito da un livello culturale tipico di chi a scuola era “volenteroso ma non si applicava”.

Esiste, tuttavia, fra le due, un’enorme differenza. Secondo un sondaggio di questi giorni, l’ex governatrice non avrebbe mai toccato un livello cosi basso nel gradimento degli americani che, per il 56%, hanno di lei un giudizio molto negativo. Sulla signora Santanché, invece, nessuno spreca il tempo a fare sondaggi.