Intervistata da Gioia Salvatori, Patrizia D’Addario, la escort barese che ci ha reso edotti dei piaceri d’alcova di Berlusconi e delle sue allegre scorribande a suon di dopamina e ossitocina nel lettone di Putin, dice la sua ai microfoni di Radio Città Futura.

La D’Addario afferma che nel caso di Kamira, in arte Ruby, la pischella marocchina che avrebbe bunga-bungato con il premier e che sarebbe stata la pupilla di Emilio Fede e di Lele Mora,  «non c’è nulla di nuovo». «Al presidente sono sempre piaciute le donne – ha aggiunto – anche quando si è parlato del mio caso prima ha detto che non mi conosceva, che non si ricordava il mio viso e poi invece ha spiegato che gli piacciono le donne».

Ma in realtà c’è una notevole differenza tra il trattamento riservato a lei e quello di cui ha abbondantemente beneficiato la ragazzina (che, oltre a vari verdoni, ha ricevuto un’Audi R8 senza essere provvista di foglio rosa, data la sua minore età): «io non ho mai preso soldi, neanche per tutte le interviste che ho rilasciato, invece qui si scopre che ci sono ragazze che prendono più di una busta, e oltre alle buste ricevono regali: è una differenza abnorme».

Patrizia D’Addario non sa dire se ha conosciuto Ruby, «perchè non ho visto una sua foto», nè se alle feste cui ha partecipato a casa di Berlusconi c’erano minorenni, «non ho chiesto loro l’età ma erano tutte molto giovani». Riguardo al “bunga bunga”, il rituale gheddafiano a sfondo erotico con il quale si chiudevano a volte le feste di villa San Martino, «la prima sera sono andata via perchè non mi piaceva il contesto, non mi piaceva quello che succedeva».

Alla domanda della giornalista che le chiede se le è mai stato proposto questo simpatico rito orgiastico, la D’Addario risponde con piglio quasi nauseato: «Io non sono rimasta, non mi interessava rimanere e se non l’ho fatto è perchè c’era qualcosa in quello che ho visto che non mi piaceva».

Nel frattempo, nei laboriosi studi di Minzolini questa storiella pruriginosa è stata debitamente occultata dalla sapiente mano del glabro bravo direttore, come è testimoniato nel filmato di Trarco Mavaglio. Probabilmente il tormentone “bunga-bunga” e la sua rima con “unga” gli fa sovvenire un nanometrico neo del suo garbato giornalismo.