Un’altra minorenne, un altro contesto a dir poco ambiguo e torbido. Star e starlette tv, ministre, parlamentari ed il settantanovenne Emilio Fede nel ruolo zelante di procacciatore di amicizie particolari, questa volta con l’ausilio del reuccio dei vip, Lele Mora. Ancora una volta, una minorenne, l’egiziana Ruby, che dipinge la fotografia impietosa di un premier che, nella sua residenza privata, fa il rito del bunga bunga con giovani e belle ragazze compiacenti che, in cambio del privilegio concesso dal premier, ricevono regali dal presidente del Consiglio, gioielli e gadget trash tra cui l’imperdibile tshirt “meno male che Silvio c’è”.

Il punto non è il privato del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi che, per senso di pudicizia, derubrichiamo a perversioni senili di un uomo ricco e dissoluto. Il punto è che ci troviamo di fronte ad un presidente del Consiglio di cui non sappiamo, forse neanche lui sa, di quali pressioni, condizionamenti, ricatti sia stato, è o sarà vittima. Quanti lenoni, quante ragazze, quante star e starlette televisive, quante escort possono ricattarlo in qualsiasi momento compromettendo il suo ruolo istituzionale, fino ad arrivare ad infangare lo Stato e comprometterne l’immagine e la sicurezza. Quante favorite o favoriti del Re, in cambio dei loro servigi, hanno chiesto o chiederanno favori in cambio? Quanti affari tra l’Italia ed altri stati sono stati conclusi in virtù del bunga bunga arcoriano? Questo è il vero nodo politico-istituzionale dell’ennesima e squallida puntata del film “Le perversioni di Silvio”, un mix inquietante tra pochade francese, sit-com americana, cinema pecoreccio italiano anni settanta e tragedia greca.

La domanda è: un presidente del Consiglio, che telefona in una questura della Repubblica, interviene in qualità di presidente del Consiglio per proteggere e coprire una minorenne che ha rubato gioielli in casa altrui, mente nell’esercizio delle sue funzioni abusando del prestigio del suo ruolo istituzionale, nel fare tutto questo è condizionato soltanto dal suo livello ormonale, o da pressioni, minacce o ricatti di terze persone? Fino a che punto i ricatti di cui potrebbe essere vittima possono condizionarne ruolo e attività? Fino a dove si è già spinto? Una cosa è certa: siamo di fronte ad un presidente del Consiglio, vittima o carnefice in questo caso particolare poco importa, ormai inadeguato a guidare il Paese, che ogni giorno di più compromette il suo ruolo di presidente del Consiglio, ostaggio di quei fantasmi e di quei mostri che lui stesso ha creato negli ultimi venti anni, fantasmi che, in questa vicenda, sono più in carne che ossa.