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Media & regime | di Eleonora Bianchini | 1 settembre 2010

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Caso Mondadori, Corona: “I professionisti della coscienza se la prendano con la sinistra”

Sul caso sollevato dal teologo Vito Mancuso, parla lo scrittore montanaro. "Come scrittore ho il cuore a sinistra e portofaglio a destra, devo pur mangiare"

“Ecco, adesso sono fuori dai casini, posso parlare”. Mauro Corona, autore Mondadori da centinaia di migliaia di copie, ferma la scalata delle sue Dolomiti in Friuli per rispondere al controverso brusio generato da Vito Mancuso su Repubblica a seguito della legge ad aziendam. Corona, alpinista e scultore ligneo, oltre ad essere uno dei nomi di punta del catalogo di Segrate, nei suoi romanzi scrive di “boschi e di pietre” e per il gruppo di Berlusconi ha scritto il primo libro, “Nel legno e nella pietra”, nel 2003.

L’uomo è diretto, non politicamente corretto e si lascia andare volentieri a intercalari rafforzativi. Quindi non perde tempo: “Premetto che non amo Silvio Berlusconi, non mi piace e non lo voto. Odio la sua spocchia, la camminata da conquistador e vende fumo. Ma la sinistra ha fatto peggio, dalla Tav alla base di Vicenza che ha firmato Prodi. Detto questo, i problemi del Cavaliere con il fisco sono tutti cazzi suoi”. Poi prende respiro e spara a raffica: “Sono agitato con questi WWFisti della coscienza, questi teologi che fanno le anime belle. La mia vita è stata infame, gonfia di fatiche, ho allevato quattro figli e li ho mandati all’università con gli incassi dei miei libri. Dove erano i bravi teologi quando lavoravo quindici ore al giorno e mi spaccavo la schiena nelle cave di marmo? Dove erano questi difensori della coscienza quando c’era bisogno di loro?”.

Corona rifiuta di dover accettare il dubbio etico di Mancuso. “Vede – attacca – , Mondadori è il terzo gruppo editoriale in Europa dopo Bertelmann e Gallimard e io dovrei sputarci sopra? Loro hanno considerato anche me, uno scrittore di terza categoria che però fa vendere copie. E dovrei mollarli per passare a un’altra casa editrice? Ma và, chi non ha scheletri nell’armadio alzi la mano. Pure Gesù Cristo ce li ha.” Ma sul fronte degli antiberusconiani radical chic spara a zero: “I professionisti della coscienza dovrebbero prendersela con la loro sinistra, quella che dal 1994 si rifiuta di fare una legge sul conflitto di interessi anziché venire a rompere le scatole a me. Io sono sincero: come scrittore ho il cuore a sinistra e portofaglio a destra, perché devo fregarmene e devo pur mangiare. Lavoro per una ditta di professionisti seri, di uomini e donne tanti dei quali sono di sinistra. E me lo dicono al bar, mentre mangiamo un panino e facciamo due chiacchiere. Ma Mondadori, che chiamo ‘la matrona’, mica è così fessa da mandare al macero un autore solo perché è antiberlusconiano”. E secondo lui Mancuso e i moralizzatori del fisco dovevano lasciare il gruppo molto prima: “Anche Giorgio Bocca ha impiegato troppo ad andarsene, se uno vuole fare l’anima bella non può svegliarsi con la legge ad aziendam. E ricordo che uomini di sinistra o ancora più radicali come Erri De Luca, Concita De Gregorio, Francesco Guccini e perfino Massimo D’Alema hanno pubblicato con Mondadori”.

Ma chi ha voluto che Mancuso scrivesse quel pezzo su Repubblica? “Credo che lui sentisse il bisogno di tornare alla ribalta, viveva un calo di popolarità. Ha cavalcato quello che poi, a torto, è divenuto un caso. E anche se uno fa l’antiberlusconiano, sa che conviene pubblicare con Mondadori. Paga bene”. E la questione etica non lo sfiora nemmeno: “Lavorassi anche per un’azienda di D’Alema, non andrei a vedere che fa il mio datore di lavoro. Pure a chi difende gli operai oggi, sa cosa interessa?” No, dica. “La notorietà, i soldi, la bella vita. Per questo lo yacht ce l’hanno tutti, da Berlusconi a Bertinotti. Io, invece, non ho il golfino ma sono di sinistra. E più della questione fiscale ho sulla coscienza i trentamila bambini che muoiono ogni giorno di fame”. E Roberto Saviano dovrebbe lasciare Segrate? “Inutile che cavalchi ora la tigre e abbia rigurgiti di coscienza, doveva pensarci prima. Avesse un po’ di cervello dovrebbe inginocchiarsi alla Mondadori che gli ha gonfiato il portafoglio”. Ma perché tanti di sinistra che pubblicano per Mondadori hanno preferito il silenzio in questi giorni? “Avranno paura di avere tutti contro, io sono più incauto. E comunque ha ragione Montanelii“. Cioè? “Che Berlusconi ce lo meritiamo e che se è lì è colpa della sinistra che gli ha spianato la strada. E che non vengano a rompere le palle a me.”

“Ecco, adesso sono fuori dai casini, posso parlare”. Mauro Corona, autore Mondadori da centinaia di migliaia di copie, ferma la scalata delle sue Dolomiti in Friuli per rispondere al controverso brusio generato da Vito Mancuso su Repubblica a seguito della legge ad aziendam. Corona, alpinista e scultore ligneo, oltre ad essere uno dei nomi di punta del catalogo di Segrate, nei suoi romanzi scrive di “boschi e di pietre” e per il gruppo di Berlusconi ha scritto il primo libro, Nel legno e nella pietra, nel 2003. L’uomo è diretto, non politicamente corretto e si lascia andare volentieri a intercalari rafforzativi. Quindi non perde tempo: “Premetto che non amo Silvio Berlusconi, non mi piace e non lo voto. Odio la sua spocchia, la camminata da conquistador e vende fumo. Ma la sinistra ha fatto peggio, dalla Tav alla base di Vicenza che ha firmato Prodi. Detto questo, i problemi del Cavaliere con il fisco sono tutti cazzi suoi”. Poi prende respiro e spara a raffica: “Sono agitato con questi WWFisti della coscienza, questi teologi che fanno le anime belle. La mia vita è stata infame, gonfia di fatiche, ho allevato quattro figli e li ho mandati all’università con gli incassi dei miei libri. Dove erano i bravi teologi quando lavoravo quindici ore al giorno e mi spaccavo la schiena nelle cave di marmo? Dove erano questi difensori della coscienza quando c’era bisogno di loro?”. Corona rifiuta di dover accettare il dubbio etico di Mancuso. “Vede”, attacca, “Mondadori è il terzo gruppo editoriale in Europa dopo Bertelmann e Gallimard e io dovrei sputarci sopra? Loro hanno considerato anche me, uno scrittore di terza categoria che però fa vendere copie. E dovrei mollarli per passare a un’altra casa editrice? Ma và, chi non ha scheletri nell’armadio alzi la mano. Pure Gesù Cristo ce li ha.” Ma sul fronte degli antiberusconiani radical chic spara a zero: “I professionisti della coscienza dovrebbero prendersela con la loro sinistra, quella che dal 1994 si rifiuta di fare una legge sul conflitto di interessi anziché venire a rompere le scatole a me. Io sono sincero: come scrittore ho il cuore a sinistra e portofaglio a destra, perché devo fregarmene e devo pur mangiare. Lavoro per una ditta di professionisti seri, di uomini e donne tanti dei quali sono di centro sinistra. E me lo dicono al bar, mentre mangiamo un panino e facciamo due chiacchiere. Ma Mondadori, che chiamo ‘la matrona’, mica è così fessa da mandare al macero un autore solo perché è antiberlusconiano”. E secondo lui Mancuso e i moralizzatori del fisco dovevano lasciare il gruppo molto prima: “Anche Giorgio Bocca ha impiegato troppo ad andarsene, se uno vuole fare l’anima bella non può svegliarsi con la legge ad aziendam. E ricordo che uomini di sinistra o ancora più radicali come Erri De Luca, Concita De Gregorio, Francesco Guccini e perfino Massimo D’Alema hanno pubblicato con Mondadori”. Ma chi ha voluto che Mancuso scrivesse quel pezzo su Repubblica? “Credo che lui sentisse il bisogno di tornare alla ribalta, viveva un calo di popolarità. Ha cavalcato quello che poi, a torto, è divenuto un caso. E anche se uno fa l’antiberlusconiano, sa che conviene pubblicare con Mondadori. Paga bene”. E la questione etica non lo sfiora nemmeno: “Lavorassi anche per un’azienda di D’Alema, non andrei a vedere che fa il mio datore di lavoro. Pure a chi difende gli operai oggi, sa cosa interessa?” No, dica. “La notorietà, i soldi, la bella vita. Per questo lo yacht ce l’hanno tutti, da Berlusconi a Bertinotti. Io, invece, non ho il golfino ma sono di sinistra. E più della questione fiscale ho sulla coscienza i trentamila bambini che muoiono ogni giorno di fame”. E Roberto Saviano dovrebbe lasciare Segrate? “Inutile che cavalchi ora la tigre e abbia rigurgiti di coscienza, doveva pensarci prima. Avesse un po’ di cervello dovrebbe inginocchiarsi alla Mondadori che gli ha gonfiato il portafoglio”. Ma perché tanti di sinistra che pubblicano per Mondadori hanno preferito il silenzio in questi giorni? “Avranno paura di avere tutti contro, io sono più incauto. E comunque ha ragione Montanelii”. Cioè? “Che Berlusconi ce lo meritiamo e che se è lì è colpa della sinistra che gli ha spianato la strada. E che non vengano a rompere le palle a me.”

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