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Prima Giornata in memoria dei giornalisti uccisi. Mentre l’Italia crolla nella classifica della libertà di stampa e Meloni sbotta di fronte alle domande

La segretaria del sindacato unitario dei giornalisti ha ricordato che quelli vivi "attendono da anni un provvedimento sull'equo compenso, la cancellazione del carcere per la diffamazione e una norma contro le querele temerarie"
Prima Giornata in memoria dei giornalisti uccisi. Mentre l’Italia crolla nella classifica della libertà di stampa e Meloni sbotta di fronte alle domande
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Solo tre giorni fa Reporters Sans Frontières ha annunciato che l’Italia è ulteriormente scesa nella classifica internazionale della libertà di stampa, scivolando al 56esimo posto dal 49esimo del 2025. Non proprio di buon auspicio per festeggiare la Giornata mondiale ad hoc, che cade il 3 maggio e da quest’anno in Italia è anche Giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi a causa dello svolgimento della loro professione. La maggioranza che sostiene il governo Meloni ostenta emozione e commozione per i reporter “uccisi dalle mafie, dal terrorismo, dalla criminalità, dalla guerra, da chi voleva spegnere una voce libera”.

La stessa premier il 29 aprile, giorno del via libera del Senato al ddl che istituisce la giornata, ha reso omaggio a “uomini e donne che hanno messo la propria passione e la propria professionalità al servizio di tutti noi e che tutti noi abbiamo il dovere di onorare”. Salvo, il giorno dopo, sbottare contro un giornalista reo di averle fatto una domanda sul caso Minetti invece di chiederle del piano casa come da suoi desiderata. Risposta aggressiva subito censurata dall’Usigrai, che ha fatto notare come “non sia accettabile che un’alta ‘carica dello stato’ definisca una domanda ‘campata in aria’” e l’atteggiamento d’insofferenza verso i giornalisti sia “diventato preoccupante”.

Il sindacato unitario dei giornalisti italiani, Fnsi, ha apprezzato l’istituzione della giornata ma la segretaria Alessandra Costante ha ricordato che “i giornalisti vivi attendono da anni un provvedimento sull’equo compenso, la cancellazione del carcere per la diffamazione e una norma contro le querele temerarie“. Oggi costante ha aggiunto: “Ci sono tanti altri modi per uccidere la libertà di stampa. E l’Italia, purtroppo, con la sua 56/a posizione (in costante caduta libera), lo sa bene: minacce, intimidazioni, querele bavaglio, liti temerarie, carcere in caso di condanna per diffamazione. Manca ancora il recepimento del Media Freedom Act, che tutela i cronisti e le loro fonti oltreché la televisione pubblica dalla pervasività della politica” E poi lo sfruttamento economico: lavoratori autonomi, circa il 60% della forza lavoro oggi, che hanno retribuzioni vergognose, non degne di un paese civile. Ma anche l’impoverimento della professione per via del mancato rinnovo del contratto Fieg (scaduto da 10 anni) – fa notare ancora la segretaria Fnsi – parla di libertà di stampa in pericolo e del tentativo degli editori di limitare tutti quegli istituti contrattuali posti a tutela dell’indipendenza dei giornalisti da qualsiasi influenza esterna, ma anche interna alle redazioni. Dignità dell’informazione significa difendere tutti i diritti, dei giornalisti di oggi e di quelli di domani”.

“Giustissimo celebrare i caduti, ma la scelta della data è un errore – ha commentato dal canto suo il presidente della Federazione della stampa, Vittorio di Trapani -. Il messaggio che passa è che la libertà di stampa da celebrare è quella dei giornalisti uccisi e quella rivendicata dai giornalisti vivi la oltraggiamo”.

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