Lavoro & precari | di Redazione Il Fatto Quotidiano | 26 agosto 2010
Marchionne: Accetto l’invito di Napolitano. Disponibile a incontrare Epifani
“Bisogna lasciarsi dietro vecchi schemi”, ha dichiarato in apertura del suo discorso Marchionne, “avrei voluto parlare dei grandi sistemi internazionali”, ma, precisa, “la situazione italiana mi obbliga a parlare di questo”. Di Melfi, ad esempio. Dei tre operai cacciati e poi reintegrati dai giudici. “Accuse gravissime”, dice: “non siamo più negli anni Sessanta”, bisogna tralasciare l’idea della contrapposizione tra “capitale e lavoro, tra operaio e padrone”. Poi lancia l’idea di un “patto sociale” per imprimere un “cambiamento”. Questo perche’, ha detto tra gli applausi, “se non ci adeguiamo al mondo che cambia, ci troveremmo a gestire solo i cocci del nostro passato”.
L’ad del Lingotto ha poi proseguito: “Trovo scandaloso che la Fiat raccolga complimenti ovunque, fuorché in Italia”. Parole scandite dagli applausi. “Forse nel nostro paese ci manca la voglia e abbiamo paura di cambiare”. Quindi ha paragonato “l’avventura americana con Chrysler alla situazione italiana di Fiat”. Marchionne ha poi precisato come “l’unica area del mondo dove il gruppo Fiat è in perdita e’ in Italia. Per questo e’ nato il progetto Fabbrica Italia per riportare gli stabilimenti su livelli competitivi. La Fiat – ricorda ancora Marchionne è l’unica azienda disposta ad investire 20 milioni di euro in Italia, ma questo sforzo viene visto da alcuni con la lente deformata del conflitto”. Perché, secondo l’ad di Fiat, “c’è uno scontro con chi ancora vuole vecchi schemi”.
Dopodiché è tornato sulla questione di Melfi: “Dignità e diritti non possono essere un patrimonio esclusivo di tre persone: sono valori che vanno difesi e riconosciuti a tutti”. Immediata la risposta di uno dei tre operai reintegrati. “Da Marchionne mi aspettavo un discorso così pesante – ha detto Giovanni Barozzino – . O Marchionne non sa cos’è la verità o la nasconde. Venga a Melfi e rendersi conto di come stanno i fatti”.





