Erano lì, hanno visto, ma non hanno fatto nulla. Questa l’accusa nei confronti dei vertici della polizia presenti al G8 di Genova. Il tutto sta scritto nero su bianco nelle motivazioni della sentenza di secondo grado sulle violenze alla scuola Diaz. La Corte d’Appello di Genova, presieduta da Salvatore Sinagra, le ha depositate oggi con anticipo sulla scadenza annunciata del 16 agosto. L’elemento di novità rispetto al primo grado è la responsabilità omissiva dei vertici della polizia per le violenze (articolo 40 del codice penale) e per essersi “attivamente adoperati” per nascondere la condotta dei violenti durante l’irruzione alla scuola Diaz di Genova nel corso del G8.

Per questi motivi, il 18 maggio scorso, sono stati condannati in appello 25 imputati, tra i quali il capo dell’anticrimine Francesco Gratteri (4 anni), l’ex comandante del primo reparto mobile di Roma Vincenzo Canterini (5 anni), Giovanni Luperi (4 anni), Spartaco Mortola (3 anni e 8 mesi) Gilberto Caldarozzi (3 anni e 8 mesi). Il processo sulle violenze della polizia nella scuola Diaz e ai manifestanti nella notte del 21 luglio 2001 si era chiuso in primo grado il 13 novembre 2008 con la condanna di 13 funzionari di livello intermedio e con 16 assolti, tra i quali gli stessi Francesco Gratteri e Giovanni Luperi.

Dalle motivazioni della condanna della Corte d’Appello di Genova emerge che del falso documentale sono responsabili anche gli alti funzionari della polizia presenti, non solo i loro sottoposti come stabilito dal Tribunale. Condannati anche per i falsi atti, come le bottiglie molotov portate dentro la scuola dai poliziotti e poi fatte risultare come prova del possesso di armi da parte degli occupanti. La Corte d’Appello ha stabilito che i filmati sono inequivocabili, perché indicano un conciliabolo tra alti dirigenti della polizia nel cortile della scuola con le bottiglie in mano, e ha stabilito che non potevano perciò non sapere nulla.