Lenin si sbagliava per difetto: lo Stato non è “il comitato d’affari della borghesia, visto che in Italia il governo è ormai “il comitato d’affari del malaffare”, la criminalità direttamente al potere. Non passa giorno che non si scoperchino legami tra pezzi di criminalità – mafia, camorra, ‘ndrangheta – e pezzi di governo centrale e locale, con le loro cricche di “imprenditori” e faccendieri e le loro bande di toghe di regime.

Quest’ultimo aspetto è il più tragico per la tenuta civile di un paese. Il giorno in cui il malaffare riesce a impossessarsi del controllo di chi dovrebbe esercitare il “controllo di legalità” vuol dire che il sipario sulla democrazia liberale si è chiuso e un nuovo totalitarismo è ormai in atto. La reazione di una parte della magistratura dimostra che qualche margine per non finire nel baratro ancora esiste, ma si fa sempre più incerto e aleatorio. Manca infatti la reazione unanime, energica, intransigente, tempestiva, che esigerebbe una situazione mai così drammatica per la nostra democrazia repubblicana. Da parte di tutti i magistrati, tutte le “correnti”, tutto il Csm. Di tutto il giornalismo. E invece…

Se la legge-bavaglio fosse già promulgata, nemmeno sapremmo che il candidato naturale – perché a detta di tutti più titolato – per la corte d’appello di Milano fu scavalcato da Alfonso Marra in forza delle mene della P3 di Dell’Utri Verdini e Carboni. Se Fini e i suoi trombettieri della legalità, ottenuta qualche goccia di chanel sulla cloaca (questo sono gli emendamenti) avessero già votato una legge che perfino l’Anm considera inemendabile, se il primo cittadino avesse firmato l’intruglio anticostituzionale che toglie agli altri cittadini la protezione contro i criminali e il diritto ad essere informati, nemmeno sapremmo che stiamo vivendo il tentativo, già troppo largamente attuato, di asservire il baluardo della legalità alla foia totalitaria di un governo della malavita.

E’ già troppo tardi, ma che almeno nessuno si sottragga oggi al dovere di alzare ogni barricata morale e istituzionale a un golpe ormai non più strisciante, e di passare immediatamente all’offensiva democratica: con un No rotondo alla legge-bavaglio e al governo criminale che sta distruggendo l’Italia. Per i Ponzio Pilato non c’è più spazio: chi non si oppone è complice del crimine.