Parliamo di energia e ringrazio “Oxygen” per gli spunti offerti nel promuovere la diffusione del pensiero e del dialogo scientifico.

Problema cornuto, ovvero duale, quello dell’energia, in particolare di quella elettrica. Occorre proteggere uomo e ambiente e produrne quanta è necessaria allo sviluppo del Pianeta. Il fabbisogno mondiale aumenterà di oltre il 50% entro il 2030. Oggi circa 5,7 miliardi di persone, cinque su sei, vivono nei paesi in via di sviluppo. Per loro, come per noi ricchi, l’elettricità non è un lusso. E’ un diritto. I poveri del mondo riusciranno ad avere accesso all’elettricità. La fonte di quell’elettricità determinerà il futuro del clima.

Ci sono tre scenari possibili. Il primo è continuare a utilizzare l’energia fossile. La produzione è ricca, il sistema logistico è in posto e relativamente efficiente ma è fortemente inquinante, dannosa per la salute e pericolosa dal punto di vista geopolitico. Pochi Paesi ne posseggono quanto basta per farne uno strumento di ricatto economico e politico.

Il secondo vede l’utilizzo dell’energia solare. Energia pulita, inesauribile, abbondante. Peccato che non abbiamo a tutt’oggi le tecnologie che ne rendano accessibili i costi di trasformazione. Certamente possiamo investire denaro per migliorarle però occorre tempo. Qualcuno inizia a parlare di un loro impatto ambientale in termini di modificazione inaccettabile del paesaggio. Forse è un problema soprattutto italiano, data la densità del suo patrimonio storico e culturale.

Terzo scenario: utilizzare fonti come il vento, la geotermia, le biomasse, l’idroelettrico e il nucleare. Non inquinano ma hanno altre criticità. Di energia idroelettrica non ce n’è più tanta da sfruttare. L’eolica c’è solo in particolari paesi, vedi Nord Europa. La geotermica ha processi di estrazione molto costosi. Le biomasse sono certamente interessanti ma generano competizione nell’utilizzo del terreno. Quanto viene utilizzato per la produzione di biomasse non viene utilizzato per l’agricoltura e dunque per l’alimentazione.

Rimane il nucleare. Tre sono i problemi che lo riguardano. Il primo è il rischio d’incidenti alle centrali. Oggi è ridotto a valori minimi, grazie alle nuove tecnologie. Un incidente come quello di Chernobyl, dovuto a errore umano, oggi non potrebbe verificarsi grazie ai sistemi automatici di controllo. Oggi sono in costruzione 55 reattori mentre ne sono in attività 437 in 29 paesi. Negli Stati Uniti sono 104. In Europa l’Italia è l’unico paese avanzato a non averne. Si dice che è stata una scelta fatta dai cittadini mediante referendum. Peccato che non sia vero, è una leggenda urbana. Non c’è mai stato un referendum in Italia che abbia chiesto ai cittadini se fossero favorevoli o contrari all’energia nucleare. Mai.

L’Italia è circondata da reattori. In Svizzera, dove sicurezza e qualità della vita sono al primo posto dell’agenda dei cittadini e dei politici, ci sono 5 reattori nucleari. 8 in Spagna. 17 in Germania. In Francia 58.

Il secondo problema riguarda lo smaltimento delle scorie radioattive e il terzo è collegato al secondo, ovvero lo smantellamento delle centrali quando arrivano a fine ciclo vita. La soluzione esiste. Ovviamente ci sono costi aggiuntivi. Le scorie vengono trattate per renderle inerti . Quanto rimane viene sotterrato e ben custodito. C’è chi obietta che si lascia un’eredità indesiderata. Però i gas serra prodotti con i combustibili fossili sono un’eredità altrettanto indesiderabile e molto più difficile da tenere sotto controllo una volta “buttati” nell’atmosfera.

Ogni forma di produzione di elettricità comporta rischi che non vanno ignorati. L’energia nucleare ha i suoi. Tuttavia sono rischi meno seri del rischio di un aumento significativo nelle temperature globali. Che si fa allora? Si riprende il nucleare?