È bastata mezza giornata per arrivare alla retromarcia. Dopo la denuncia del Fatto Quotidiano i senatori del Pd che fanno parte della commissione Affari costituzionali hanno ritirato l’emendamento al Lodo Alfano che disponeva uno “scudo totale” per il capo dello Stato. L’emendamento presentato dal Partito democratico e ritirato oggi – formalmente per “evitare strumentalizzazioni” – prevedeva la non punibilità del presidente della Repubblica, durante il mandato, per qualsiasi “violazione alla legge penale”.

Una immunità totale, motivata per giunta con argomentazioni molto simili a quelle usate dal Pdl per sostenere il lodo Alfano: “Se un magistrato politicizzato – dichiarava ieri il senatore Stefano Ceccanti – decidesse di aprire una inchiesta su Napolitano, basterebbe un voto del Pdl in Parlamento a mettere in mora il presidente della Repubblica”.

Al contrario, una nota diffusa oggi afferma che “i senatori del Pd sono del tutto contrari al Lodo Alfano costituzionalizzato. Per questo hanno presentato emendamenti soppressivi delle norme che riguardano presidente del Consiglio, ministri e presidente della Repubblica. In particolare, ritengono assolutamente improprio modificare la prescrizione costituzionale che riguarda il Capo dello Stato e inaccettabile il tentativo di costruire in tal modo un alibi politico per giustificare il trattamento di favore che si vorrebbe riservare al Presidente del Consiglio e ai Ministri”.

“Per tutte queste ragioni e per evitare ogni tipo di strumentalizzazione – prosegue il testo – gli undici senatori del Pd ritireranno in Commissione l’emendamento che riguarda questa parte del testo e che era diretto esclusivamente ad una riduzione del danno, peraltro secondo indicazioni provenienti da autorevoli costituzionalisti”.

Per un Pd che si “ravvede”, in ogni caso, c’è sempre e comunque un Pdl che persevera. La commissione Giustizia di palazzo Madama ha infatti approvato a maggioranza un parere – condizionato ora al giudizio della commissione Affari istituzionali  – che prevede l’estensione dello scudo anche per fatti “fatti antecedenti all’assunzione della funzione”. Una modifica che il Pd ha definito “sconcertante” e che l’Italia dei Valori ha accolto con l’ironia di Massimo Donadi: “Cade l’ultima foglia di fico, se qualcuno pensava ancora ci fosse. Siamo all’uso spregiudicato della Costituzione, umiliata, derisa e piegata alle esigenze processuali dei furbi di Stato. L’estensione al premier e ai ministri dello scudo anche per i fatti antecedenti all’assunzione della funzione – ha aggiunto Donadi – è la dimostrazione che il lodo Alfano costituzionale serve a garantire l’impunità a tutta l’attuale classe di governo, sempre piu’ invischiata negli affari della cricca”.