I numeri di Berlusconi sulle intercettazioni in Italia sono solo nella sua testa. Secondo il premier  7 milioni e mezzo di cittadini sono intercettati.

I dati, non di quei “ comunisti” dei magistrati, ma del ministero della Giustizia, parlano di poco più 130 mila  decreti di intercettazioni all’anno, in riferimento alle utenze sotto controllo. Ma se parliamo di persone fisiche, le stime ci dicono che non arrivano a 40 mila. su 60 milioni di abitanti. Inoltre l’80% delle intercettazioni riguarda reati di mafia. In indagini di droga e criminalità organizzata chi è sotto controllo usa anche 9 telefoni. “In particolare- ricorda il presidente dell’Anm, Luca Palamara, nel 2009 sono state 119.553 le utenze telefoniche intercettate, 11.119 gli ambienti sottoposti ad ascolti.

In tutto i ‘bersagli’ intercettati sono stati 132.384. Ma le persone fisiche sotto intercettazione, sulla base del fatto che ciascuna in media usa due, 3 telefoni, sono state  39.667. Quindi nel 2009 i cittadini italiani intercettati sono stati lo 0,07%. Il tutto  per un costo di 272.665.168 di euro”.  Di questi, 212 milioni sono serviti per  gli apparati e 12 milioni per l’acquisizione dei tabulati telefonici.

Da quest’anno però le compagnie telefoniche dovranno fornire gratuitamente almeno i tabultai. Invece continueranno a essere pagate due volte le telefonate: sia dall’intercettato che chiama dalle sue utenze, sia dallo Stato che intercetta quelle linee. Non è così invece in molti paesi europei.  Comunque, ha precisato il vice presidente dell’Anm, Gioacchino Natoli, “sono spese che vengono anticipate dallo Stato e che poi vengono recuperate a carico dei condannati”, ma  “se chi lo deve fare non ottempera a questo dovere, non è certo colpa della magistratura”.