Giustizia & impunità | di Davide Milosa | 29 giugno 2010
Berlusconi che non parla in aula
Dell’Utri: “Fui io a dirgli di stare zitto”
Il fondatore di Forza italia ha incontrato i giornalisti dopo essere stato condannato in Appello. "Si tratta di un contentino alla procura"
Eppure qualcosa c’è. Un rimpianto forse, che però il senatore azzurro nega e negando racconta che “fui io a dire a Berlusconi di stare zitto e di non andare in aula a testimoniare”. Proprio così. Il premier in questo processo ci entra come testimone che chiamato dalla Procura si avvale della facoltà di non rispondere. Una scelta, consigliata e approvata dallo stesso Dell’Utri. “Io so come vanno a finire queste cose – dice – , tu vai in aula dici una cosa e vieni strumentalizzato. Lo so perché ci sono già passato”. Vero ma probabilmente le parole del Cavaliere avrebbero potuto salvarlo.
Lui fa finta di nulla e passa oltre. Scherza e fa battute. Forse ancora non comprende che davanti ha la prospettive di sette anni di carcere. Imperterrito va avanti per aneddoti. E il più incredibile è quello che lo immortala nel suo bagno, questa mattina, alle prese con la barba e un rasoio difettoso. “Io me l’aspettavo la condanna, questa mattina poi mentre mi facevo la barba mi sono tagliato”. Un taglio che lui ritrova in questa sentenza. “Se fossi stato assolto – prosegue – mi ero già preparato la frase. Avrei detto che la mia pena io l’ho già scontata”. Questo non lo può dire. Ma ribadire l’eroicità dell’amico Mangano, quello sì. E va avanti: “Per me Mangano resta un eroe. Lui è come il protagonista dei fratelli Karamazov”. Ancora e di più: “E’ stato malato per anni e non ha parlato”, nonostante “tutti lo tirassero per la giacchetta per incastrare Berlusconi”.
Così non è andata e ora tocca attendere la Cassazione. Solo un altro appuntamento per Dell’Utri che non si scompone, non suda, scherza e sorride. “Io sono uno che non somatizza, non ci penso, non me la prendo”. Tutto bene, dunque. Tanto più che la parte delle stragi del 1993 evapora perché “il fatto non sussiste”. E dunque quelle stragi? Il senatore azzurro non ha dubbi. “Bisogna andare avanti con le indagini, trovare i mandanti perché i mandanti ci sono”. Detto e concluso. La sala applaude. E il senatore per la prima volta tradisce imbarazzo. “Alle conferenze stampa non si applaude”.





