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Adn Kronos
  • 19:13 - Porti, Autorità Mar Tirreno Centro Settentrionale riceve Smart Ports Award

    Roma, 17 sett. (Adnkronos) - L’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale ha ricevuto lo Smart Ports Award 2026 nell’ambito degli Stati Generali degli Smart Ports, dedicati al tema “Porti, innovazione e sostenibilità: traiettorie operative per la transizione”, a RemTech Expo. A ritirare il premio è stato il presidente Raffaele Latrofa.

    Il riconoscimento è stato assegnato “per la visione integrata dello sviluppo sostenibile e per la concreta azione volta alla decarbonizzazione, alla digitalizzazione e all’integrazione porto-città”, attraverso progetti dedicati alle energie rinnovabili, all’innovazione tecnologica e alla tutela dell’ambiente marino, per un sistema portuale più efficiente, resiliente e aperto alla comunità. Tra i principali interventi dell’Adsp figurano l’elettrificazione delle banchine di Civitavecchia, con investimenti per oltre 80 milioni di euro, lo sviluppo delle energie rinnovabili e la realizzazione della prima Hydrogen Valley portuale italiana.

    “Non dobbiamo scegliere tra crescita e sostenibilità. Dobbiamo costruire porti più competitivi, innovativi e sostenibili. Il cold ironing consentirà alle navi di spegnere i motori durante la permanenza in porto, riducendo le emissioni e migliorando la qualità dell’aria. All’Interporto, inoltre, Cfft ha già inaugurato il primo distributore di idrogeno e stiamo valutando un progetto per portare un treno alimentato a idrogeno direttamente in banchina, unendo transizione energetica e intermodalità”, ha dichiarato Latrofa.

    Particolare attenzione è riservata alla tutela del mare, attraverso un progetto di restauro e recupero degli habitat marini sviluppato dall’Università della Tuscia, che coinvolge ricerca scientifica, operatori e cittadini e si collega alle iniziative internazionali per la resilienza degli ecosistemi costieri.

    “La nostra idea di Smart Port non è semplicemente un porto con più tecnologia, ma uno scalo che utilizza innovazione e infrastrutture per ridurre il proprio impatto ambientale e creare valore per il territorio. In questa visione si inserisce anche il progetto del Parco delle Dune del Mediterraneo, per ricucire il rapporto tra Civitavecchia e il suo porto. Porto e città devono crescere insieme. Questo riconoscimento – ha concluso Latrofa – appartiene a tutta la struttura dell’Autorità di Sistema Portuale, alle istituzioni, alle imprese, ai lavoratori e agli operatori. È il risultato di un sistema che lavora insieme, con una direzione chiara e una visione comune”.

  • 19:07 - "Distruggiamo il capitalismo, siamo i nipoti del comunismo": giovani Dem all'attacco

    (Adnkronos) - “Dobbiamo distruggere questo capitalismo e creare un nuovo sistema economico”. E ancora: liberarsi “dal giogo statunitense, dal sionismo e dall’oppressione dei potenti”. Dopo il caso dei “disertori”, dalla Festa nazionale dell’Unità di Reggio Emilia arriva un altro intervento destinato a riaccendere il confronto sull’identità della nuova generazione del Partito democratico.

    A pronunciarlo è Marco Rocco De Luca, consigliere comunale Pd di Cesena e dirigente dei Giovani Democratici, oggi responsabile nazionale Cultura Politica, Fondazioni, Memoria e Antifascismo dell’organizzazione giovanile. De Luca, classe 2000, siede dal 2024 nel Consiglio comunale di Cesena.

    Nel video pubblicato sul proprio profilo Instagram, De Luca parte dalla storia della sinistra italiana: “Sì, noi siamo i figli, noi siamo i nipoti della storia del comunismo italiano e nel concreto dobbiamo liberarci dal giogo imperialista di Trump e degli Stati Uniti, dall’ossessiva retorica sionista, dalla tentazione di cedere alle sirene del capitalismo, del capitale, del liberismo e salpare finalmente con coraggio verso nuovi orizzonti”.

    Ancora più esplicita la didascalia scelta per accompagnare il filmato: “Per essere vera alternativa, dobbiamo distruggere questo capitalismo e creare un nuovo sistema economico. Dobbiamo liberarci dal giogo statunitense, dal sionismo e dall’oppressione dei potenti. Con coraggio, senza indugi”.

    Le parole di De Luca arrivano a pochi giorni da quelle pronunciate sullo stesso palco dalla segretaria nazionale dei Giovani Democratici, Virginia Libero: “Non saremo noi i soldati delle vostre guerre” e, soprattutto, “noi organizzeremo i disertori”. Un intervento che ha scatenato una discussione accesa nel Pd, in particolare sulla politica estera e sul rapporto tra pacifismo, sostegno all’Ucraina e difesa europea.

    Libero ha poi precisato che il riferimento non era all’Ucraina: “Sappiamo da che parte stare, dalla parte dell’Ucraina, condanno Putin”, spiegando invece di voler contestare l’aumento della spesa militare e la linea dell’amministrazione Trump.

    Ma nel partito le reazioni sono state divergenti. Arturo Scotto ha ringraziato Libero per aver dato voce a una generazione che considera la pace “una politica”; Matteo Orfini e Laura Boldrini ne hanno difeso il messaggio. Dall’altra parte Giorgio Gori ha richiamato l’articolo 52 della Costituzione sulla difesa della Patria, mentre Filippo Sensi ha contrapposto alla diserzione il concetto di resistenza.

    Anche Franco Bassanini ha contestato duramente quelle parole, chiedendo un intervento di Elly Schlein e ricordando che la Costituzione, insieme al ripudio della guerra previsto dall’articolo 11, definisce la difesa della Patria “sacro dovere del cittadino”.

    Il lessico utilizzato da alcuni esponenti della nuova generazione dem presenta punti di contatto evidenti con quello dei Democratic Socialists of America, capitanati da Bernie Sanders e ora rappresentati da Zohran Mamdani (mentre Alexandria Ocasio-Cortez è considerata ormai "imborghesita"), soprattutto nella critica strutturale al capitalismo, nell’anti-imperialismo e nelle posizioni sulla questione palestinese.

    Negli Stati Uniti i “socialisti” non sono una corrente ufficiale del Partito Democratico: sono un’organizzazione politica autonoma che partecipa anche alle competizioni elettorali sostenendo candidati che spesso corrono alle primarie, mentre dichiara come obiettivo di lungo periodo la costruzione di una forza socialista indipendente.

    La piattaforma politica elaborata dai Dsa per il 2026-2027 parla apertamente di una società “senza capitalismo”, propone di sottrarre al profitto settori come sanità, energia, trasporti e casa e descrive l’obiettivo finale come la costruzione di una repubblica socialista democratica. Sul piano internazionale associa la critica al capitalismo a quella dell’“imperialismo” americano e sostiene la fine degli aiuti militari ed economici statunitensi a Israele.

    È su questo terreno che le parole pronunciate a Reggio Emilia assumono un significato politico che va oltre il singolo intervento. “Distruggere questo capitalismo”, il richiamo al “giogo imperialista” degli Stati Uniti, la critica al sionismo e, pochi giorni prima, l’opposizione alla prospettiva di un maggiore impegno militare compongono un vocabolario sensibilmente diverso da quello della tradizione riformista che ha costituito una delle anime del Pd fin dalla sua nascita.

    Da statuto, i Giovani Democratici hanno autonomia organizzativa rispetto al Partito Democratico, ma l'iscrizione ai Gd coincide normalmente con quella al partito.

    Il video di De Luca è stato rilanciato anche da Luigi Marattin, deputato e segretario nazionale del Partito Liberaldemocratico, formazione nata nel 2025 e collocata su posizioni liberali e riformatrici.

    All’Adnkronos Marattin commenta con una battuta che rovescia uno degli argomenti ricorrenti nel dibattito sul fronte progressista.

    “Ho cambiato idea. Ho sempre pensato che non servisse una sorta di Comitato di Liberazione Nazionale contro il pericolo fascista. Invece serve. Contro il Campo Largo però”.

  • 19:04 - **Social: Stanzione (Garante Privacy), 'bene Kids Act Ue ma tutelare ragazzi non significa schedarli'**

    Roma, 17 set.(Adnkronos) - La Commissione Europea vieta l’accesso autonomo ai social ai minori di 13 anni, e tutele graduali per le età successive: è la proposta di Kids Act presentato dalla presidente Ursula von der Leyen e dalla vicepresidente Henna Virkkunen. Per l'applicazione della proposta saranno fondamentali meccanismi affidabili di verifica dell'età che rispettino la privacy degli utenti e Pasquale Stanzione, presidente del Garante per la protezione dei dati personali, dice all'Adnkronos che l'equilibrio da trovare è "duplice": tra esigenza di verifica dell’età e privacy dei minori (che non devono "essere oggetto di una sorta di schedatura") e tra la tutela da contenuti inappropriati e la promozione di una "pur parziale autonomia" di ragazze e ragazzi.

    L'Eu Kids Act vorrebbe rendere la rete un luogo più sicuro per i minori. Come si bilancia la necessità di un controllo più stringente sui contenuti con il diritto alla privacy? Secondo Stanzione "si deve impedire che la rete diventi un luogo di violazione, anziché di promozione, della libertà e della dignità. In questa chiave va letto l’EU Kids Act come anche, del resto, l’attività svolta dal Garante in questi anni a tutela dei minori online. Si può e si deve coniugare il controllo non solo dei contenuti, ma anche delle modalità di progettazione delle piattaforme (perché non inducano dipendenza) con la protezione dei dati personali, la libertà di espressione e informazione dei ragazzi. La tecnologia, in questo, può essere un ausilio se sappiamo scegliere, tra le varie, possibili, soluzioni, quella capace di realizzare al meglio quest’equilibrio".

    Sulla verifica dell'età degli utenti - dove Bruxelles suggerisce di utilizzare l'app di verifica dell'età dell'Ue, che non conserva documenti di identità o dati biometrici - il presidente del Garante privacy confida nel “Bruxelles effect, ovvero nella capacità della disciplina europea di indurre il mercato a conformarsi alle sue regole, funzionali a realizzare un equilibrio democraticamente sostenibile tra dignità della persona, innovazione e libertà di iniziativa privata. È successo con il Gdpr; succederà con l’Ai Act e con l’Eu Kids Act".

    Sui "dark pattern" e i design che creano dipendenza (come lo scrolling infinito), il presidente sottolinea che "il Kids Act estende, correttamente, le garanzie già previste dal Digital markets act per i minori, il cui superiore interesse ben può legittimare limiti anche incisivi all’iniziativa economica. Non a caso, le piattaforme sono state definite da Tim Wu mercanti di attenzione, per la loro capacità di colonizzazione del pensiero in un’epoca in cui la rete promette apparentemente, soprattutto ai più fragili, identità e reputazione. Il Kids act prevede per i più giovani una sorta di 'account introduttivo' subordinato al controllo dei genitori. Quali garanzie tecniche servono? "Come abbiamo chiarito anche alle Camere, in sede di audizione sui vari progetti di legge sull’age verification, è essenziale delineare un duplice equilibrio: in primo luogo tra esigenza di verifica dell’età e privacy dei minori, che non devono per eterogenesi dei fini essere oggetto di una sorta di schedatura, sia pur ai fini migliori. Dall’altro lato, va garantito equilibrio tra la tutela dei minori da contenuti inappropriati e la promozione di una loro sia pur parziale autonomia. Che non vuol dire, ovviamente, solitudine digitale, ma consapevolezza: da costruire a scuola, in famiglia, con un’alleanza istituzionale che promuova una vera e propria 'paideia' digitale per i cittadini di domani".

    Intanto non ci sono solo i social: a volte i ragazzi usano AI companion o chatbot per studiare o confidarsi e per il Garante "il divieto di utilizzo di sistemi che creino dipendenza potrebbe risultare determinante rispetto al rischio dell’effetto Eliza, ovvero di instaurare con questi chatbot rapporti talmente intensi da finire per confondere uomo e macchina. Il loop dell’empatia infinita (dovuta al tono lusinghiero di questi chatbot) rischia infatti di generare una dipendenza tale da svalutare, per converso, i rapporti umani (che appaiono troppo complessi e poco satisfattivi), inducendo così all’isolamento. È un problema antropologico e sociale che non può lasciarci indifferenti e sul quale abbiamo sollecitato l’attenzione, anche del legislatore, più di un anno fa", aggiunge il presidente.

    Sul web si incrociano diverse normative (Gdpr, Digital Services Act, AI Act e ora il Kids Act. Soprattutto il Fairness Act sembra in sovrapposizione). Secondo il Garante privacy "quella del coordinamento delle competenze è l’esigenza costante di tutte le normative del digitale. In quanto trasversali, esse impongono non solo leale cooperazione (invocata anche dalla giurisprudenza europea e interna) ma anche e soprattutto una vera e propria sinergia istituzionale. L’obiettivo è riportare il web alla sua antica promessa: essere la più grande agorà democratica della storia. Intanto c'è la possibilità che la responsabilità di queste nuove architetture di sicurezza e privacy ricadano sugli utenti? "L’articolo 41 della nostra Costituzione, nell’enunciare la libertà di iniziativa economica privata, individua tuttavia, tra l’altro, nella libertà e nella dignità umana, i limiti oltre i quali essa non possa spingersi. Credo che questa sia la bussola da seguire", conclude Stanzione.

  • 19:00 - Bayram, Caputo: “Ora il salto quantico. E lanciamo il Ministero del Futuro”

    (Adnkronos) - Prima lo spazio, il cosmo e una generazione chiamata a riconoscersi e “contarsi”. Adesso il salto quantico: la discontinuità, l’uscita dai vecchi schemi, l’idea che il futuro non sia semplicemente qualcosa da attendere o prevedere, ma un insieme di possibilità da immaginare e, almeno in parte, scegliere.

    Bayram torna sabato 10 ottobre al MAXXI di Roma per la sua seconda edizione. Una giornata, dalle 10 alle 21, costruita su tre percorsi paralleli: i monologhi di “Viaggi nel futuro” nell’Auditorium, i confronti di “Dialoghi sul futuro” nella Sala Carlo Scarpa e le presentazioni di “Leggere il futuro” nella Sala Graziella Lonardi Buontempo.L’ingresso ai panel è gratuito ma bisogna registrarsi (qui).

    Se nel 2025 la parola chiave era stata “generazione cosmica”, questa volta il lessico viene dalla meccanica quantistica. Ma il quantum è insieme oggetto concreto di discussione (dalla computazione alla sicurezza) e metafora utilizzata per leggere una società nella quale alleanze, identità e rapporti di potere appaiono sempre meno binari. Il programma attraversa deliberatamente territori lontani: dalla poesia all’intelligenza artificiale, dalla danza alla geopolitica, dal nucleare alla spiritualità, dalla cyberwarfare al futuro del giornalismo. E mette accanto fisici, artisti, religiosi, manager, studiosi, giornalisti ed esperti di tecnologia.

    Tra gli appuntamenti, l’intervista a Marco Minniti su “Caoslandia”, il nuovo disordine internazionale nel quale geopolitica, informazione, infrastrutture e competizione tecnologica si sovrappongono; il confronto su “Il secolo dei quanti”; quello sui “Futuri preferibili”; e un panel dedicato alla “quarta dimensione del quarto potere”, che prova a interrogarsi su che cosa resti del mestiere del giornalista quando la sfida non consiste più soltanto nell’arrivare per primi, ma nel riconoscere i segnali prima che diventino evidenti.

    La novità politica e culturale arriva alla fine della giornata. Bayram lancerà infatti il suo “Ministero del Futuro”: nel programma è descritto come un possibile luogo nel quale riunire futurologi, scrittori, filosofi, artisti e scienziati insieme a economisti, giuristi ed esperti di politica e finanza, per provare a costruire idee prima che il futuro diventi “destino irreversibile”. Una provocazione, certamente. Ma Sebastiano Caputo avverte: “Più seria che no”.

    L’anno scorso avevate chiamato a raccolta la “generazione cosmica”. Che fine le avete fatto fare?

    “Ancora non lo sappiamo”, ride Caputo. “La prima edizione, il 4 ottobre 2025, era una scommessa, un foglio bianco che abbiamo provato a riempire radunando quella che avevamo definito la generazione cosmica: giovani professionisti provenienti dalle discipline più diverse. In qualche modo li abbiamo chiamati a raccolta per contarci. La seconda edizione serve anche a dare continuità a quell’esperimento”.

    “Il mio piano per Bayram è abbastanza semplice: considero le prime tre edizioni una fase di consolidamento. Vogliamo costruire una piattaforma, un marchio e soprattutto una comunità, mantenendo per questi primi anni la formula di una grande giornata aperta gratuitamente al pubblico. Questo significa anche costruire nel tempo un rapporto con partner e sponsor che ci permetta di mantenere questa caratteristica. La generazione cosmica, insomma, non sparisce: ce la portiamo dietro e proviamo ad allargarla”.

    Però quest’anno, a differenza della prima edizione, alla fine lasciate anche una proposta: il Ministero del Futuro. Cos'è?

    “È una provocazione, ma è anche una proposta potenzialmente concreta. Nella storia recente non sono mancati ministeri costruiti attorno a problemi o fenomeni nuovi e apparentemente insoliti. Noi proviamo a fare la stessa operazione sul futuro”.

    “Non voglio anticipare troppo su come immaginiamo di strutturarlo, perché lo presenteremo il 10 ottobre al MAXXI. Ma direi che la proposta è provocatoria ma seria. L’idea è chiedersi se non serva un luogo istituzionale capace di pensare ciò che ancora non esiste, invece di occuparsene soltanto quando è già diventato emergenza”.

    Quest’anno tutto ruota attorno al “salto quantico”. Quantum rischia di diventare la nuova AI, appiccicata a qualsiasi cosa?

    “Penso che in parte accadrà. Oggi ‘rivoluzione quantica’ non è ancora un’espressione mainstream, ma basta guardare a quello che stanno facendo istituzioni pubbliche, aziende, centri di ricerca: stanno nascendo gruppi di lavoro, studi, paper. Credo davvero che entreremo in una fase di rivoluzione quantica. Con Bayram abbiamo voluto darle però una declinazione che non fosse soltanto fisica o computazionale. Abbiamo utilizzato il campo semantico della meccanica quantistica anche per costruire il programma: una società non più organizzata secondo schemi rigidamente binari, ma attraversata da infinite possibilità di posizione, alleanza, relazione e sinergia”.

    Il “salto” è una metafora?

    “È anche una metafora. Il salto quantico richiama il passaggio da uno stato a un altro, una discontinuità rispetto a ciò che viene prima. Nel linguaggio comune significa superare vecchi sistemi, vecchie abitudini e vecchie ritualità per arrivare a una consapevolezza nuova. Si lega bene anche al lavoro che facciamo sull’ucronia, sui futuri possibili e probabili. Il programma di quest’anno è volutamente densissimo: dentro ci sono poesia, geopolitica, spiritualità, energia, tecnologia. Cerchiamo di metterle sotto uno stesso cappello. L’anno scorso avevamo costruito il nostro lessico attorno allo spazio e al cosmo; quest’anno ci muoviamo dentro quello della fisica quantistica”.

    Nel programma c’è una frase volutamente provocatoria: il giornalismo dovrebbe non soltanto raccontare ciò che accade, ma “predire e determinare” le notizie. Ma se il giornalista determina la notizia non rischia di diventare egli stesso la notizia?

    “È uno dei temi sui quali vogliamo discutere nel panel di apertura, costruito con l’Instituto Cervantes e con giornalisti italiani e spagnoli. La mia idea è che il giornalista molto bravo, nel XXI secolo, debba sempre più utilizzare alcuni metodi propri dell’intelligence. Non nel senso di diventare un agente politico o un propagandista, naturalmente, ma nel metodo. Significa lavoro sulle fonti, rapporto con le fonti, capacità di andare oltre la superficie. In una condizione di sovrainformazione, non basta più ricevere un fatto e raccontarlo. Bisogna saper unire i puntini”.

    Quindi decifrare i segnali prima degli altri.

    “Esatto: i segnali forti, quelli deboli e quelli intermedi. È questo il senso della ‘quarta dimensione del quarto potere’. Al di là dello scoop, la differenza può farla la capacità di vedere una relazione che altri ancora non vedono e capire verso dove conduce. Da questo punto di vista la buona notizia è che il giornalismo non è morto”.

    Che ospiti ci saranno quest'anno?

    “Nella logica di allargare progressivamente la comunità di Bayram, direi che circa il 90% degli ospiti di quest’anno è nuovo. È una delle cose che mi rende più soddisfatto del programma. L’obiettivo è continuare a far entrare persone e discipline diverse, senza trasformare Bayram in un circuito chiuso”.

    Chi segnaleresti tra i profili più originali?

    “Rebecca Bianchi, étoile del Teatro dell’Opera di Roma, che non verrà a Bayram per danzare ma per tenere un monologo. Mi interessa molto perché la danza è una disciplina che spesso resta ai margini del dibattito culturale, mentre per me ha una dimensione quasi cosmica. Poi Silvano Fuso, chimico e grande divulgatore; don Gabriele Vecchione, giovane sacerdote e scrittore che sta facendo un lavoro interessante sia sul piano intellettuale sia su quello comunitario; Lorenzo De Rita, che lavora sull’arte e sull’immaginazione; Paolo Gervasi e Matteo Roversi, che animano ‘Futuri probabili’”.

    “E poi sono molto contento di Filippo Mosca, conosciuto artisticamente come Pippo Sowlo. Non lo abbiamo invitato nelle vesti del personaggio musicale, ma come Filippo Mosca: è un dottorando in filosofia e un appassionato di Wittgenstein. È esattamente il genere di cortocircuito che interessa a Bayram: prendere una persona che il pubblico identifica con un immaginario e scoprire che dietro quell’immaginario c’è un altro percorso, un’altra competenza”.

    “Ci saranno poi Juri Camisasca, storico collaboratore di Franco Battiato, e molti giornalisti: Giovanni Diamanti, Eva Giovannini, Flaminia Camilletti, Enrica Belli. Perché, appunto, il giornalismo non è morto ed è bene continuare a renderlo protagonista”.

    E dove vorresti arrivare con Bayram?

    “I primi tre anni servono a consolidare il progetto. Poi, dal quarto, si potrà immaginare qualcosa di più grande: magari una manifestazione su più giorni, capace di riportare insieme quella generazione cosmica costruita nel tempo, aggiornarla e continuare ad allargare il dibattito. Ma per ora bisogna fare bene il secondo passo. I segnali, per usare ancora il nostro linguaggio, ci sono. E sono fiducioso”.

  • 18:58 - Ambiente, Rondini (Coni): "Presenza atleti internazionali dà voce ad ambientalismo"

    Roma, 17 set. - (Adnkronos) - La We Can Blu It saranno “tre giorni caratterizzati da un connubio tra sport, ambiente e sostenibilità. Questa è una dimostrazione di come lo sport va oltre la competizione agonistica, ma può dare dei valori, un messaggio, in questo caso la sostenibilità”. Lo ha detto l’oro olimpico al canottaggio e membro della giunta Coni, Valentina Rondini, alla presentazione conferenza stampa di lancio dell’evento ‘We Can Blu It’ che si terrà a Roma il 25, il 26 e il 27 settembre sul Tevere. “Invitare atleti di livello internazionale a questa gara è un modo per far sentire la nostra voce non solo in Italia ma anche all'estero. È un modo per trasformare queste persone nei dei valori dello sport”, ha concluso la Rondini.

  • 18:55 - Ambiente, Montanari (Piùblu): "Roma palcoscenico mondiale per sport e ambiente"

    Roma, 17 set. - (Adnkronos) - “La nostra associazione si occupa di ambiente, ma abbiamo deciso di dare uno spazio enorme allo sport e quindi presentiamo questo evento che si terrà il prossimo fine settimana, che prevederà delle regate di canottaggio mai viste fino ad oggi”. Così il presidente di Piùblu, Roberto Montanari, alla conferenza stampa di lancio dell’evento ‘We Can Blu It’ che si terrà a Roma il 25, il 26 e il 27 settembre sul Tevere. “La prima Tiber Skiff sarà una regata internazionale in una barca per singoli e farà da apripista per la Silver Skiff che è una famosissima regata che si terrà a Torino - ha proseguito - In tutto ciò prenderà parte rilevantissima l'aspetto sociale e ambientale perché abbiamo deciso di realizzare un villaggio della sostenibilità che raccoglierà tutte le maggiori associazioni italiane che si occupano di ambiente”.

    Il presidente di Piùblu ha poi sottolineato che “il 25 pomeriggio verrà portata avanti una tavola rotonda con associazioni, in particolare un'associazione di medici - la Isde - che dedicano il loro tempo libero allo studio del impatto che ha l'inquinamento sulla salute e, quindi, oltre allo sport, oltre all’ambiente, avremo anche un occhio di riguardo nei confronti dell'aspetto sanitario”. “Una tre giorni di eventi che permetterà a Roma di trasformarsi in un unico grande palcoscenico mondiale per lo sport e l’ambiente. Questa, in sintesi, quanto è emerso dalla conferenza stampa indetta dall'Associazione Più Blu per presentare”, ha concluso.

  • 18:53 - Ambiente, Rossi (Federcanoa Lazio): "Aderiamo a iniziativa e lasceremo fiume"

    Roma, 17 set. - (Adnkronos) - “Il Comitato regionale Lazio di Federcanoa ha sposato queste iniziative, realizzando un protocollo riconosciuto dalla Comunità europea. Noi siamo lieti di collaborare con con Piùblu proprio per portare ai giovani atleti, ai genitori, a tutti quelli che parteciperanno alla gara, a sensibilizzare l'attività che noi andremo a fare”. Lo ha detto la presidente della Federcanoa della Regione Lazio, Sabrina Rossi, alla presentazione conferenza stampa di lancio dell’evento ‘We Can Blu It’ che si terrà a Roma il 25, il 26 e il 27 settembre sul Tevere.

    “Nel corso della tre giorni, noi faremo la gara ma dovremo lasciare il luogo ancora più pulito di come era prima - ha proseguito lanciando un appello -. Questo è il messaggio che noi dobbiamo dare ai nostri ragazzi: quando andiamo via il posto deve essere migliore di come l'abbiamo trovato”.

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