Musica

“Appena hanno scoperto che erano concerti benefici per la Palestina, le porte si sono chiuse. Non mi era mai successo nulla del genere in 20 anni”: la denuncia di Macklemore

Dopo il successo in Europa, le grandi strutture americane (tra cui Madison Square Garden e Kia Forum) negano le date al "Free Palestine". L'accusa del rapper contro l'industria musicale: "Taci o sarai punito". La replica di New York: "Non è un artista da palasport"

di Redazione FqMagazine
Le intimidazioni a Macklemore e il precedente con Ed Sheeran - 2/3

Le intimidazioni a Macklemore e il precedente con Ed Sheeran - 2/3

Per Macklemore (già noto al grande pubblico per la hit Thrift Shop) non si tratta del primo scontro con i proprietari degli impianti. Lo scorso agosto era stato escluso dal ruolo di artista d’apertura del tour di Ed Sheeran proprio per l’opposizione dei gestori degli stadi all’uso dell’espressione “Free Palestine” sul palco. “Questo non è un incidente isolato”, ha sottolineato il rapper. “Per decenni attivisti, poeti, scrittori, musicisti e intrattenitori che si sono schierati in solidarietà della popolazione palestinese hanno subito conseguenze. Molti hanno pagato un prezzo molto più alto di me”. Il musicista ha poi puntato il dito contro le dinamiche di potere interne all’ambiente: “Guardando indietro agli ultimi tre anni, l‘unico rimpianto che ho è di non aver parlato pubblicamente quando i sionisti mi davano dei calcetti sotto il tavolo. All’epoca, non credevo che valesse la pena raccontare quel che accadeva a me, togliendo attenzione dal genocidio in Palestina. Ma l’intimidazione, la manipolazione e la soppressione che ho vissuto sono parte di come quelli al potere tengono noi intrattenitori in silenzio. È la tattica principale per tenerci in riga. Taci ed evita, o sarai punito”.

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