La croce al collo di Giusy Criscuolo a Ceuta e i bambini in Bolivia - 3/3
Questa prospettiva spirituale accompagna la reporter anche nei contesti di marginalità e conflitto. Ai ricordi dei niños de la calle nelle periferie boliviane (“invocavano Gesù e Maria con le mani levate al cielo urlandone il nome per essere ascoltati”), si aggiunge l’esperienza a Ceuta, l’enclave spagnola in territorio marocchino presa d’assalto alla fine dello scorso luglio da circa 80mila migranti.
Proprio in quel contesto di altissima tensione, Criscuolo ha rivendicato la propria identità religiosa: “A Ceuta giravo con la croce al collo. Mi chiedevano: ‘Ma perché non la togli?’. E io: ‘Perché io sono questa’”. Una libertà di espressione che l’inviata rivendica pubblicamente, definendosi felice di poterne discutere “in un mondo in cui, oggi, devi quasi nascondere di essere cristiano”.