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“Abbiamo preso il tacchino Aurelio da cucciolo, è diventato uno di famiglia. È morto a 15 anni, lo chiamavano Highlander. Ho avuto anche un lupo”: Andrea Roncato racconta il suo amore per gli animali

L’attore e la moglie Nicole Moscariello raccontano al Corriere della Sera il legame speciale con il loro tacchino da compagnia, sepolto in giardino dopo 15 anni. Poi il ricordo del cane Kumi, per il quale Roncato si commuove ancora oggi, e di un toro salvato dal macello

di Redazione FqMagazine
“Abbiamo preso il tacchino Aurelio da cucciolo, è diventato uno di famiglia. È morto a 15 anni, lo chiamavano Highlander. Ho avuto anche un lupo”: Andrea Roncato racconta il suo amore per gli animali

“Lo abbiamo preso da cucciolo in un allevamento. Il nostro affetto lo ha tenuto in vita fino ad un record. Lo chiamavano highlander“: sono le parole che Andrea Roncato e la moglie Nicole Moscariello dedicano al loro tacchino ‘da compagnia’, Aurelio, morto a 15 anni. La coppia ha sepolto il gallinaccio in giardino, per tenerne vicino il ricordo. E al Corriere della Sera raccontano: “Aurelio si fidava ad essere preso in braccio, forse sentiva il nostro calore ed era attaccatissimo a noi”.

La famiglia di Roncato e Moscariello è composta anche da un gatto e cinque cani e al quotidiano di Via Solferino raccontano di avere vissuto anche con un lupo: “L’ho incontrato in un bosco e non ne ho avuto paura. Dopo la prima volta ho continuato a cercarlo e farmi vedere fino a quando lui si è avvicinato e ha adagiato il suo muso sulle ginocchia. L’ho portato con me. Nessun nome, semplicemente lupo. Dormiva steso accanto al mio letto. Mi è morto fra le braccia per tumore al naso”.

Secondo la coppia gli animali “trasmettono onde benefiche” e “sono il bene assoluto” ecco perché gli uomini a loro “danno ancora troppo poco: l’uomo si crede padrone di un mondo che appartiene a tutte le creature, anche agli insetti”. Roncato mangia carne perché, spiega, “si può fare e rispettare gli animali”. E racconta di come ancora lo perseguiti il senso di colpa per Kumi, “un akita che avevo preso per fare il figo e farmi avvicinare dalle ragazze”. Riconosce di essere stato “un pessimo padrone” e che quando ripensa alla morte dell’animale piange: “Quando devo recitare una scena di pianto penso a tutto il male che gli ho fatto e le lacrime scendono per davvero. Ecco ora sto piangendo al telefono”.

Un punto di svolta che ha cambiato per sempre il rapporto dell’attore con gli animali, tanto che nel ’96 salvò un toro che compariva nella serie Cascina Vianello: “Finimmo le riprese e vidi il toro caricato su un camion mentre veniva portato via, al macello, mi dissero. Versai un assegno equivalente a quello che avevo ricevuto per Cascina Vianello e lo comprai. Toro è vissuto libero nella tenuta di un amico fino alla vecchiaia“.

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