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“Era devastante, provavo un forte imbarazzo nel mostrare le mie gambe ‘a colonna’. Non riuscivo a chiudere un sandalo, i medici mi liquidavano dicendo: ‘Sei un po’ in carne’. Invece avevo una patologia”: la storia di Teresa

La testimonianza di una 33enne affetta per anni da una malattia invalidante e non riconosciuta, liquidata dai medici con "prova una dieta". Fino alla corretta diagnosi e alla soluzione chirurgica

di Redazione FqMagazine
La svolta clinica e l'intervento chirurgico - 2/3

La svolta clinica e l'intervento chirurgico - 2/3

La vera svolta è arrivata quattro anni fa grazie all’incontro con la dottoressa Luisella Troyer, chirurgo vascolare. La diagnosi finalmente corretta ha avuto l’effetto di una liberazione mentale: “Temevo fosse una malattia cronica impossibile da sconfiggere. Ma la dottoressa mi ha rassicurata spiegandomi che non dipendeva da me, dalla mia pigrizia o dalla mia alimentazione, ma che si trattava di una componente genetica legata ai flussi ormonali. Sapere di avere una patologia reale e non una colpa mi ha sollevata da un peso enorme”. La dottoressa Troyer ha spiegato a Vanity Fair l’origine di questi ritardi diagnostici nel sistema sanitario: “La maggiore difficoltà nella diagnosi del lipedema è la mancanza di un protocollo di diagnosi comune. In seconda battuta, la diagnosi è squisitamente clinica, e questo comporta una grande esperienza sul campo del Medico”. Secondo la specialista c’è anche “una certa tendenza a colpevolizzare eccessivamente le pazienti, che spesso sfocia in diagnosi errate di sovrappeso e obesità”.

Il percorso di guarigione di Teresa è iniziato con terapie conservative (cavitazione e radiofrequenza) per poi sfociare, a causa di una recrudescenza dei sintomi legata ai cicli ormonali, nella necessità dell’intervento chirurgico. Il 28 novembre 2024 il chirurgo plastico Pierfrancesco Cadenelli ha operato la complessa e delicata zona della caviglia, aspirando contemporaneamente litri di grasso dai fianchi per armonizzare la figura. Nonostante una convalescenza “intensa e dolorosa”, dopo due settimane Teresa era già in piedi, supportata dai linfodrenaggi.

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