Trending News

“Prendevo narcotici quando tutti usavano cocaina. Ho visto la morte da vicino col parapendio e durante un’immersione subacquea. Ballando con le Stelle? È una specie di comunità terapeutica”: parla Eugenio Finardi

l cantautore si racconta in un'intervista al settimanale Oggi: dalla scelta di partecipare allo show di Milly Carlucci dopo i rifiuti delle case discografiche per ragioni d'età ai 24 chili persi grazie al ballo. Poi le critiche ad Alberto Matano, la stoccata a Manzoni e il racconto degli anni difficili

di Redazione FqMagazine
“Prendevo narcotici quando tutti usavano cocaina. Ho visto la morte da vicino col parapendio e durante un’immersione subacquea. Ballando con le Stelle? È una specie di comunità terapeutica”: parla Eugenio Finardi

Quando gli viene chiesto cosa ci faccia a Ballando con le Stelle, Eugenio Finardi risponde: “Cerco il futuro”. Il cantautore, tra i concorrenti di questa edizione dello show condotto da Milly Carlucci su Rai1, spiega che dietro la sua scelta ci sono diversi motivi: “Finanziare la mia prossima tournée, rinnovare l’immagine e riacquistare popolarità e la ribellione per il fatto anagrafico”.

In che senso? Finardi lo spiega senza troppi giri di parole: “Il mio ultimo disco, Tutto, è stato rifiutato dalle case discografiche per limiti d’età. Spazi preclusi perché ero vecchio. La cosa mi ha offeso. Allora, visto che gli studi dicono che l’esercizio migliore per gli anziani è il ballo, e il cardiologo ha dato l’ok, nel 2025 ho iniziato a ballare e da allora ho perso anche 24 chili”.

Sa bene, Finardi, che c’è chi storce il naso di fronte alla sua partecipazione a Ballando, ma non ci sta quando il programma viene definito un talent: “No, rifiuto questa definizione. Forse più un reality: bisogna confessarsi, è una specie di comunità terapeutica. Ti tira fuori cose che neanche sapevi di avere dentro… Grande fratello e L’isola dei famosi non li farei mai”. Il cantautore non si risparmia nemmeno quando parla dei grandi nomi della musica italiana. Non si sente un mito e, soprattutto, non vuole diventarlo. “Sentivo già il formicolio ai piedi all’idea di diventare una statua di marmo, come stanno facendo con De André, Guccini, Battiato stesso. Queste sacrali figure. Non voglio diventare l’Alfieri, il Tasso, il Manzoni del cantautorato. A parte il fatto che Manzoni era uno scrittore di m****. Roba da fotoromanzi. Vuoi mettere Dickens, Dumas, Victor Hugo?”.

Playlist

I commenti a questo articolo sono attualmente chiusi.