Cultura

Ha 315.000 anni e “passerebbe inosservato tra la folla”: ricostruito in 3D il volto dell’Homo sapiens più antico del mondo

Un team internazionale, con un importante contributo italiano, ha ridato forma al cranio di Jebel Irhoud scoperto in Marocco nel 1961. Oltre trecentomila anni fa il nostro antenato aveva lineamenti robusti ma un volume cerebrale quasi identico a quello dell'uomo moderno

di Redazione FqMagazine
Ricostruzione facciale 3D: il metodo italo-brasiliano - 3/4

Ricostruzione facciale 3D: il metodo italo-brasiliano - 3/4

A ridare forma alla storia ci ha pensato un’equipe multidisciplinare guidata dal celebre designer e specialista in ricostruzioni forensi brasiliano Cícero Moraes. Al suo fianco, in un ruolo chiave di ideazione e validazione scientifica, il professor Francesco Maria Galassi, anatomista del Dipartimento di Sanità pubblica, Medicina sperimentale e forense dell’Università di Pavia. Il team comprende anche esperti della Flinders University australiana e si basa su metodologie già applicate per gli ominidi esposti al Museo della Natura e dell’Uomo di Padova.

Il processo, basato su software open source, è partito dalla fotogrammetria per ricavare un modello tridimensionale accurato del cranio, originariamente scansionato dal Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia. Per modellare i tessuti molli, i ricercatori hanno “deformato” digitalmente la TAC di un adulto moderno per adattarla all’anatomia del cranio antico, tarando poi gli spessori muscolari e cutanei sui dati biometrici delle attuali popolazioni africane.

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