La critica ai palinsesti e la necessità della sintesi - 2/4
La scelta di uno spazio televisivo estremamente ridotto non appare casuale, ma risponde a un’analisi lucida delle nuove abitudini degli spettatori. “Non si possono più fare opere lunghe ed elaborate”, dichiara Fiorello. “I social network ci hanno cambiato la testa e non sempre in modo positivo. Il pubblico accetta solo cose brevi”. Da qui, la necessità di smontare il concetto tradizionale di spettacolo: “Attenzione, uno dice ‘varietà’ e subito la gente pensa a quelli classici del sabato sera, con lo smoking, l’orchestra dietro e i balletti che duravano tre ore. Non è quello che ho in mente io. Oggi il varietà dobbiamo declinarlo in maniera diversa, al passo con i tempi che cambiano”.
L’obiettivo è combattere la prevedibilità del piccolo schermo, proponendo format agili capaci di catturare un’attenzione sempre più frammentata: “Non voglio essere polemico, ma la tv italiana si è impigrita in una liturgia che viene ripetuta ogni anno. Vedi sempre gli stessi palinsesti e sempre gli stessi show. Belli eh, per carità. Io però vorrei stupire e oggi stupire lo spettatore è sempre più difficile. Perché viene già stupito tutti i giorni sui social e sul web. Siamo immersi negli stimoli, quindi per creare attenzione uno deve farsi venire sempre nuove idee”.