Televisione

“Ho scritto una lettera a Stasi, per me è innocente. Io ancora prigioniero di uno stigma che mi perseguita. Amanda Knox? Ci volevamo bene, chissà cosa sarebbe successo tra noi”: così Raffaele Sollecito

A quasi vent'anni dal delitto di Perugia, l'ingegnere pugliese si racconta da Silvia Toffanin. Il peso di uno stigma incancellabile, il ricordo del viaggio a Gubbio e l'amarezza verso l'Italia

di Redazione FqMagazine
Il viaggio a Gubbio e la relazione interrotta - 2/4

Il viaggio a Gubbio e la relazione interrotta - 2/4

Il legame con l’americana riemerge anche attraverso il ricordo di un episodio recente, avvenuto durante un viaggio a Gubbio. Un artista di strada, vedendolo spingere il passeggino della figlia della Knox, lo aveva scambiato per il padre della bambina. “Quando ho risposto che la bambina non era mia ho avuto un sussulto“, confida Sollecito. “C’è stato come un fermo immagine, per più di un minuto nessuno ha fiatato”. Un momento di imbarazzo che ha riaperto l’interrogativo su come si sarebbe evoluto il loro legame sentimentale senza l’arresto e la successiva vicenda processuale: “Ci volevamo molto bene e ci trovavamo bene insieme. Cosa sarebbe successo nel concreto senza questa tragedia? È un punto interrogativo che forse non avrà mai risposta”.

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