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“Abbiamo perso la sacralità dell’incontro”: cos’è la Bussola, il rituale di tendenza che invita a trascorrere un weekend con un amico per parlare di paure, fallimenti e scelte di vita

Alberto Gallo e Filippo Miotto hanno sperimentato un'esperienza che mette al centro l'amicizia: alcuni giorni lontano dalla routine, senza la fretta di trovare soluzioni, per parlare di paure, fallimenti, desideri e scelte di vita. Ecco come funziona e come organizzare la propria Bussola

di Lucia Cuffaro
“Abbiamo perso la sacralità dell’incontro”: cos’è la Bussola, il rituale di tendenza che invita a trascorrere un weekend con un amico per parlare di paure, fallimenti e scelte di vita

La Bussola arriva dall’Oriente e, più che un nuovo trend, è un invito a vivere l’amicizia in modo diverso. L’idea è semplice ma tutt’altro che scontata: due persone scelgono di trascorrere alcuni giorni insieme concentrandosi quasi esclusivamente sul dialogo, per parlare in profondità della propria vita, mettersi allo scoperto e affrontare anche ciò che normalmente resta fuori dalle conversazioni quotidiane. Come sto davvero? Dove sto andando? Cosa non funziona più? Di che cosa ho bisogno?

A sperimentare e portare la Bussola in Italia sono due uomini, amici di lunga data: Alberto Gallo, economista, formatore e mediatore dei conflitti, e Filippo Miotto, imprenditore e consulente di web marketing. L’idea è arrivata quasi per passaparola: un amico ha mandato ad Alberto un video proveniente dall’Oriente, nel quale una persona, davanti a un momento importante della propria vita, aveva deciso di farsi affiancare da un amico per fermarsi e fare il punto sulle proprie scelte. Da lì la voglia di provare.

Non una cena veloce o un aperitivo tra due impegni. Si parte, si mangia insieme, si dorme nello stesso posto e per alcuni giorni si mette al centro quasi soltanto questo: parlare e ascoltarsi. Un tempo sufficientemente lungo da superare quella prima mezz’ora in cui alla domanda «come va?» rispondiamo automaticamente «bene» per arrivare invece a ciò che richiede più fiducia per emergere.

“Il viaggio è interiore, verticale. Non è nello spazio, ma nel sentire“, spiega Filippo. “Il punto centrale è fermarsi e chiederci come ci sentiamo e di che cosa abbiamo bisogno, davvero”, racconta Alberto. Perché si può avere un amico da vent’anni, volergli un bene enorme e sentirlo spesso, senza trovare quasi mai lo spazio per affrontare certi argomenti.”Ci siamo accorti che non parlavamo così intensamente da anni. Le cose venivano fuori quasi da sole, come se fosse mancato proprio uno spazio di profondità”, continua Alberto.

Qualcosa di simile tra loro era già accaduto spontaneamente durante lunghi spostamenti in automobile, come in un viaggio da Biella alla Puglia. “L’idea non era il viaggio, era tutto il tragitto da condividere per avere un dialogo e un confronto profondo, con il giusto tempo”, ricordano. Con la Bussola quelle condizioni vengono invece create intenzionalmente: uscire dalla città, scegliere un luogo piacevole, possibilmente immerso nella natura, e liberarsi per qualche giorno dalle normali incombenze. “Andare a dormire nello stesso posto, mangiare insieme, trascorrere un intero fine settimana fuori città permette di raggiungere una profondità nella relazione che difficilmente si raggiunge incontrandosi un’ora al bar”, spiega Filippo.

Ed è forse qui che la Bussola tocca un nervo scoperto del nostro tempo: sappiamo moltissimo della vita degli amici, tra messaggi e social, ma sempre meno di ciò che accade davvero dentro di loro. Siamo aggiornati e connessi, eppure rischiamo di perdere proprio le conversazioni che contano.”Abbiamo un gran bisogno di confrontarci proprio sulle cose che non vanno. È stato un processo lungo arrivare a questo livello di apertura. Anche se siamo amici fraterni, non significa che sia una consuetudine farlo”, racconta Filippo.

L’esperienza è interessante anche sul tema del maschile. Non perché profondità e vulnerabilità appartengano a un genere, ma perché Alberto e Filippo raccontano quanto sia facile, anche tra due uomini molto legati, restare sul piano delle cose da fare e dei problemi da risolvere. Creare deliberatamente uno spazio per un dialogo lento diventa allora un modo per sperimentare un’altra possibilità: raccontarsi senza dover immediatamente trovare una soluzione.

Sul tavolo finiscono lavoro, relazioni, progetti, paure e scelte, ma soprattutto ciò che nella normale socialità tendiamo a lasciare fuori: fallimenti, dubbi, fragilità, ripensamenti. E non sempre ciò che l’altro restituisce è comodo. “Abbiamo una diversità fertile: ci permette di aiutarci a vedere i nostri punti ciechi”, dice Alberto.

C’è poi un esercizio apparentemente semplice: ascoltare senza precipitarsi a spiegare all’altro che cosa dovrebbe fare. Alberto racconta di essersi avvicinato alla Comunicazione Nonviolenta (CNV) di Marshall Rosenberg, fondata sull’idea che la connessione con l’altro debba precedere la ricerca delle soluzioni. È proprio questa pratica ad averlo ispirato nell’immaginare come vivere i giorni della Bussola: creare prima di tutto uno spazio di ascolto e connessione, senza la necessità immediata di trovare risposte o dare consigli.

Il percorso allora si rovescia: prima “come ti senti?”, poi “di cosa hai bisogno?” e solo dopo, eventualmente, strategie e soluzioni. “Nel momento in cui decidi davvero di ascoltare l’altro cambia moltissimo. Ti metti in una posizione di ascolto e non di giudizio”, spiegano. L’altro diventa anche un custode: della vulnerabilità che gli è stata affidata e delle intenzioni espresse durante quei giorni.

Per questo Alberto e Filippo hanno scelto di lasciare una traccia scritta di ciò che emerge dalla Bussola, annotando le aree della vita sulle quali desiderano intervenire, le intenzioni e i possibili cambiamenti. Un modo per non lasciare che quanto condiviso resti confinato a quei giorni, ma possa diventare un riferimento concreto a cui tornare nel tempo e da cui ripartire nell’incontro successivo.

Non esiste una scadenza rigida per una nuova Bussola. Ci si può ritrovare dopo due anni oppure molto prima, in base al momento e alle esigenze. Alberto e Filippo hanno già scelto il prossimo appuntamento: l’equinozio di primavera.

Tra i temi emersi c’è anche il rapporto con il digitale. Filippo parla della necessità di trovare un equilibrio dinamico e coltivare una sorta di ignoranza selettiva: ridurre il rumore, eliminare alcune applicazioni, sottrarsi alla sensazione di dover sapere e vedere tutto.
“Abbiamo perso la sacralità dell’incontro“, dice Filippo. Essere costantemente aggiornati sulle vite altrui non significa necessariamente essere in relazione. “Condividere del cibo, stare nello stesso luogo e recuperare la relazione umana crea dinamiche che attraverso uno schermo difficilmente si producono”.

Una riflessione che acquista un significato ulteriore nell’epoca dell’intelligenza artificiale, quando possiamo rivolgerci a una macchina anche per mettere ordine nei pensieri o chiedere un consiglio. Un amico, però, porta nella conversazione qualcosa di diverso: anni di storia comune, memoria, contraddizioni, silenzi e soprattutto presenza.

Come replicare la Bussola

L’esperienza di Filippo Miotto e Alberto Gallo può diventare uno schema semplice, da adattare alla propria relazione:
1. Scegliere una persona con cui esistano fiducia reciproca e disponibilità a mettersi allo scoperto.
2. Dedicarsi un tempo sufficientemente lungo: idealmente alcuni giorni o almeno un fine settimana, liberandolo il più possibile da altri impegni.
3. Cambiare contesto: scegliere un luogo tranquillo, meglio ancora nella natura, dove dormire, mangiare, camminare e stare insieme.
4. Ridurre smartphone, notifiche e distrazioni, decidendo consapevolmente che il centro di quei giorni sarà il confronto.
5. Partire dalle domande: come sto davvero? Dove sono arrivato? Cosa mi rende soddisfatto? Cosa non funziona più? Di cosa ho bisogno? Dove vorrei andare?
6. Alternarsi nell’ascolto, senza interrompere, giudicare o cercare immediatamente soluzioni. Prima comprendere, poi eventualmente consigliare.
7. Non evitare le parti difficili: paure, fallimenti, dubbi, fragilità e contraddizioni sono parte essenziale della Bussola.
8. Alla fine mettere per iscritto poche intenzioni concrete e scegliere quando ritrovarsi per capire che cosa è cambiato.

Lo schema può cambiare, così come le domande e il tempo a disposizione. Ciò che conta è creare intenzionalmente uno spazio in cui andare oltre le conversazioni abituali, mettersi allo scoperto e ascoltarsi davvero.

Ed è forse qui il senso più profondo della Bussola: scegliere di rallentare e concedersi un dialogo lungo, anche scomodo, senza la fretta di aggiustare immediatamente le cose. Una relazione può nutrirci anche così: quando possiamo mettere a nudo una parte di noi sapendo che l’altro non la giudicherà né la lascerà semplicemente cadere. Perché, come concludono Alberto Gallo e Filippo Miotto, “l’altro diventa custode del tesoro della tua vulnerabilità”. Fino alla prossima Bussola.

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