Il baratro, la psichiatria e la rinascita attraverso l'arte - 3/4
La reazione iniziale di Allevi di fronte alla doppia, immane tragedia fu un blocco totale delle emozioni. “Tra lo sgomento della sua perdita e il mio tumore non ho versato una lacrima“, confida. Il crollo emotivo, abilmente mascherato dietro un finto autocontrollo, è stato disinnescato dall’intervento provvidenziale della psichiatra dell’Istituto dei Tumori, che intuì il dramma latente: “Io: ‘Tutto bene, tutto sotto controllo’. E lei: ‘Giovanni come stai?’. E io di nuovo: ‘Davvero bene’. E lei: ‘Guarda, lavoro da 30 anni e riconosco quando una persona sta per cadere dentro un baratro dal quale non esce più'”. L’inizio di un percorso intenso ha portato alla genesi della nuova composizione: “Non è stata una decisione razionale. Proust ha dimostrato che il tempo perduto non si recupera con la logica, ma con l’epifania sensoriale. La musica è stata la mia Madeleine. Ha aperto un interruttore dentro di me”.
Non ha mai maledetto il destino né chiesto a Dio la guarigione fisica. “Non mi sembrava giusto anche verso le persone che stavano vivendo lo stesso dramma. Ho chiesto: aiutami a superare e attraversare e accogliere tutto questo“. Una preghiera spirituale che ha generato un cambiamento radicale: “Sono uscito da questo buio con un amore sconfinato per la vita. Nonostante il dolore fisico cronico che mi è rimasto addosso, la paura del futuro, lo sgomento per una perdita così importante come quella di Stella, sento un amore per la vita mai provato”. Unico, profondo rimpianto: “Non aver detto a mia sorella ‘ti voglio bene’. Credo colga tutte le persone che hanno subìto una perdita”.