Il veto di geografia e biologia - 4/4
Scegliere di cristallizzare l’ora legale 365 giorni all’anno comporterebbe però rigetti geografici e clinici severi, specialmente nei mesi invernali. Al Nord l’impatto sarebbe drastico: Torino registrerebbe 81 giorni con l’alba successiva alle 8 del mattino, raggiungendo il picco di buio alle 9:04 nel giorno del solstizio d’inverno. Anche al Sud le conseguenze si farebbero sentire, con Bari costretta ad affrontare 34 albe posticipate. Uno scenario di scuole e uffici costretti ad avviare le attività nella totale oscurità mattutina che ha già fatto fallire l’esperimento simile condotto dalla Russia, durato appena tre anni dal 2011.
A bocciare l’orario estivo fisso è anche la cronobiologia. L’ipotalamo, la centralina del cervello che regola fame, sete e ciclo sonno-veglia, è sincronizzato unicamente sulla quantità di luce solare naturale. “Il ritorno all’ora solare sembra comportare meno difficoltà per l’organismo rispetto al passaggio primaverile all’ora legale“, conferma Luigi Ferini-Strambi, professore ordinario di Neurologia all’Università Vita-Salute San Raffaele. Decaduta la necessità di risparmiare energia elettrica per le lampadine, la medicina indica proprio nell’ora solare permanente l’unica scelta in grado di assecondare l’orologio biologico umano senza forzature.