"Mai con Vannacci, ci fa tornare all'età della pietra" - 2/6
“Mai con Vannacci, ci fa tornare all’età della pietra”
Per distanza culturale e politica – e forse pure per convenienza elettorale – tanto i big di Forza Italia quanto gli esponenti di Noi Moderati vanno ripetendo da mesi che col generale non vogliono avere nulla a che fare. Dichiarazioni che si sono moltiplicate dopo la vittoria del centrodestra, col forzista Fabio Roscioli, alle suppletive di Reggio Calabria, dove Vannacci ha presentato un proprio candidato, correndo da solo e raccogliendo quasi l’11% dei consensi.
Lupi è categorico da mesi, e con lui Mara Carfagna e Mariastella Gelmini. Prima del voto calabrese, il 24 settembre, dice: “Vannacci faccia la sua strada, ma con la proposta politica di centrodestra non c’entra assolutamente nulla. Se dovesse entrarvi non sarebbe più il centrodestra e Noi Moderati non ne farebbe più parte“. O noi o lui, insomma.
In Forza Italia sono i big del partito ad aver dichiarato di non volere Futuro nazionale, ministri compresi. All’indomani del risultato a Reggio Calabria, la capogruppo in Senato – e molto vicina a Marina Berlusconi – Stefania Craxi commenta che FnV “è un bluff”. Il messaggio che arriva dal voto? “Che il centrodestra non ha bisogno di Vannacci, vinciamo senza di lui. E dobbiamo stare a distanza dal suo partito. Con Vannacci io non sono d’accordo né sul metodo e neanche sulle posizioni che assume. Il centrodestra farebbe un errore enorme se pensasse di costruire un’alleanza soprattutto sul piano internazionale”.
Il giorno prima del voto, il 26 settembre, al telefono con ilFattoQuotidiano.it dopo la vicenda dell’immagine, generata con l’intelligenza artificiale in cui compare senza maglietta, rilanciata da Vannacci, la sottosegretaria di Rapporti col Parlamento, Matilde Siracusano, afferma che “con Vannacci si torna nelle caverne, il centrodestra tornerebbe all’età della pietra. L’ho sempre detto e lo ribadisco: mai con lui in coalizione”. E pure il suo compagno, il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha sempre chiuso all’alleanza. Già il 26 maggio dice che “io non lo prenderei in coalizione. Mi chiedo come si possa governare con le sue idee”. Il 24 di settembre: “Credo che il centrodestra sia nelle condizioni di vincere le elezioni soprattutto se rimane distinto dalla destra populista di FnV”. E infine, all’indomani della vittoria di Roscioli: “Il generale voleva in Calabria la sua Sassonia, ha avuto sassate elettorali“. E ancora: “Non solo non abbiamo bisogno di lui, ma i voti di Vannacci non si sommerebbero a quelli del centrodestra: li sottrarrebbe a Lega e FdI. Per crescere, invece, dobbiamo aprire sempre più ai riformisti e ai liberali, tenendo Vannacci fuori dalla coalizione“.
Poi, come detto, i ministri di FI. Paolo Zangrillo, ministro della Pubblica amministrazione, il 25 di settembre: “Noi dobbiamo contare sulla nostra capacità di dare soluzioni che sono percepite come soluzioni reali, credo che nel novero delle soluzioni non ci sia quella di stare insieme a Vannacci”. Maria Elisabetta Alberti Casellati, ministra per le Riforme istituzionali, il 22 di settembre: “Non condividiamo i suoi principi, oggi come oggi un avvicinamento è impensabile”. Il viceministro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto, il 21 maggio, pur di allontanare Futuro nazionale apre a Carlo Calenda: “Perché non accettare il leader di Azione in maggioranza, più siamo e meglio è. Tra lui e Vannacci , per come la vedo, preferisco Calenda. Vannacci ha idee più radicali”.
In questi giorni altri due big si sono spesi contro il generale. La senatrice Licia Ronzulli, il 27 settembre, dopo il caso Siracusano: “Vannacci è il peggio del peggio. È l’involuzione della specie, fintamente colto, realmente ignorante, che sia dal vivo o con l’IA non si pone solo fuori dal centrodestra ma anche fuori dalle più basilari regole di convivenza civile”. Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, dopo il voto a Reggio Calabria: “Il centrodestra ha detto chiarissimamente che con questo Vannacci è impossibile allearsi. Impresentabile era e impresentabile rimane. Finché resta quello che è adesso è impossibile ipotizzare qualunque forma di alleanza”. Da notare come tanto Mulè quanto Casellati abbiano usato formule più caute rispetto ai colleghi di partito: “Finché resta quello che è adesso”, nel primo caso; e “oggi come oggi”. Della serie: non si sa mai, vediamo che succede. Questo ritornello è da tenere a mente: tornerà più avanti.