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Tajani: dalla prudenza al "no" (con qualche riserva) - 3/6

Il leader di FnV dice di aspettare "la telefonata di Meloni, sono disponibile". Ma sia la presidente del Consiglio sia Matteo Salvini preferiscono non sbilanciarsi in maniera netta. Come altri politici (specialmente di FdI), si nascondono dietro alla formula del "per ora". Come a dire: "Ad oggi non possiamo allearci, poi chissà..."
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Tajani: dalla prudenza al “no” (con qualche riserva)

A proposito di cautela, chi non ne difetta è il leader del partito, Antonio Tajani. Il vicepresidente del Consiglio tiene per mesi una linea piuttosto vaga, mai definitiva. Fino al “no” a Cartabianca lo scorso 6 settembre. L’11 febbraio dice “con questa formazione non condividiamo granché, quindi mi pare per noi difficile poter collaborare”. Il 14 giugno, mentre è in corso l’Assemblea costituente di FnV: “Se saremo costretti ad allearci con loro? Io mi occupo di quello che voglio fare io. Preoccuparsi degli altri serve a poco. Al momento loro fanno da spalla a Renzi e alla sinistra”. E 11 giorni dopo ecco il refrain grazie al quale è possibile non sbilanciarsi: “Vannacci è uscito lui dal centrodestra, non è stato mandato via. Oggi vota con Schlein, Conte e Fratoianni per far cadere il governo di centrodestra”. Come a dire: è lui che si chiama fuori, non siamo noi a non volerlo.

Tuttavia incalzato da Bianca Berlinguer, su Rete 4, prima ripete che “Vannacci è lui che se ne è andato, è lui che non vuole fare alleanza con noi”, per poi ammettere: “Se io lo voglio? No. Te ne sei andato? Rimani per conto tuo”. Il 12 settembre, rispondendo ai giornalisti alla kermesse dei giovani azzurri a Montesilvano, chiarisce di non essere disponibile a un’alleanza con Vannacci: “Sono una persona di scelta, non cambio cinque colori come fanno certi signori”.

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