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I leghisti in trincea e l'evoluzione di Salvini - 4/6

Il leader di FnV dice di aspettare "la telefonata di Meloni, sono disponibile". Ma sia la presidente del Consiglio sia Matteo Salvini preferiscono non sbilanciarsi in maniera netta. Come altri politici (specialmente di FdI), si nascondono dietro alla formula del "per ora". Come a dire: "Ad oggi non possiamo allearci, poi chissà..."
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I leghisti in trincea e l’evoluzione di Salvini

Il più critico, almeno recentemente, è il capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari. Dal palco montato sopra il pratone di Pontida, attacca frontalmente Vannacci, dandogli in pratica del fascista: “Il sistema vuole farvi pensare che il rivoluzionario sia un signore che ha lordato questo palco e poi ha tradito, un signore che ha un programma che sembra scritto in una birreria di Monaco degli anni ’20 e che ci ricorda il Ventennio fascista“. E ancora: “Parla di abolire l’aborto, del patriarcato mediterraneo e di altre cazzate simili. Come unico scopo ha quello di far perdere il centrodestra e far tornare a governare la sinistra”. Claudio Borghi, il 22 settembre, riprende il ritornello già visto con Tajani, pur manifestando la sua perplessità in merito all’ingresso in coalizione: “Sono convinto che Vannacci non ha nessuna intenzione di allearsi con il centrodestra. Se fosse vero quello che dice, che pensa e che fa, sarebbe più compatibile del Pd, ma non lo è. Non vuole allearsi lui. Se anche volessimo, è una roba che è stata creata per farci perdere“. Da Milano il segretario provinciale, Samuele Piscina, il 5 giugno dichiara che per la corsa di Palazzo Marino “la coalizione di centrodestra per la Lega non può in alcun modo comprendere Roberto Vannacci. Quel profilo è sicuramente incompatibile con noi”. Intanto il generale ha candidato Carmelo Burgio.

Con Matteo Salvini, come anticipato, le dichiarazioni sono ondivaghe. Il leader della Lega lo ha fortemente voluto alle Europee, mossa che gli ha permesso, grazie alle oltre 500mila preferenze incassate da Vannacci, di portare a casa un discreto risultato. Poi lo ha voluto vicesegretario del partito. Finché lo scorso febbraio Vannacci è uscito dal Carroccio e ha fondato Futuro nazionale. “Con lui il capitolo è chiuso” dice il ministro dei Trasporti mostrando, nei mesi successivi, insofferenza a chi gli chiede di Vannacci.

Quando a giugno i leghisti Domenico Furgiele e Gianangelo Bof lo lasciano per il generale, lui esordisce così nella sua newsletter domenicale: “Non ruberemo nemmeno 20 secondi del vostro tempo per parlare di chi ha deciso di tradire la fiducia del partito, dei militanti e degli elettori per inseguire poltrone e interessi personali”. “Tradimento” è la parola più ricorrente quando il leader della Lega deve rispondere ai giornalisti in merito a Vannacci. Il 20 giugno, a domanda diretta se Vannacci sarà in coalizione, ecco che ricompare la formula già sperimentata: “Per il momento si è messo fuori, poi se cambierà idea…“. Insomma, colpa del generale. E ancora: “Per il momento è lui, se voti reiteratamente contro il governo e per mandare a casa il governo… ne riparleremo tra un anno”. Otto giorni dopo: “Vannacci? Io non porto rancore, c’è più una delusione umana che politica. Rimangiarsi nel giro di qualche settimana tutta questa apertura” della Lega “da parte di un uomo in divisa è stata una delusione. Abbiamo l’ansia da prestazione? No. Lo seguo con la dovuta attenzione e il dovuto rispetto. Non ci siamo sentiti più al telefono: mi freghi una volta…“.

Il 3 di luglio: “Vannacci? Io lavoro con l’attuale maggioranza. Dovrà decidere lui, non puoi votare contro per un anno e poi alzare il dito e dire ‘ho cambiato idea’. Però, ripeto, io son convinto che questa squadra stia lavorando bene e che possa tranquillamente vincere le elezioni. Poi se qualcun altro cambia idea ascoltiamo tutti“. E alla domanda se potrà ancora fidarsi di Vannacci in futuro, taglia corto con un sorriso: “Chiudiamola qui…”.

Come nel caso di Tajani, intervistato a settembre da Berlinguer, anche verso la fine dell’estate Salvini prende maggior coraggio: “Non sono uno di quelli che dice: tiriamo dentro tutti, da Calenda a Vannacci, pur di prendere un voto in più. Non puoi attaccare tutti i giorni il governo su immigrazione, Europa, tasse, perfino sul Piano Casa, e poi chiedere un posto nel centrodestra. Io resto determinato nel no. I cittadini premiano la coerenza”. Ora il leader della Lega sposa la teoria secondo cui Vannacci in coalizione sottrarrebbe soltanto voti al Carroccio e a FdI: “Se ti poni come novità e recuperi solo fuoriusciti di altri partiti, la novità dov’è? Poi, quando ci sono i miei provvedimenti, i vannacciani votano sempre con la sinistra”. Infine, il 23 di settembre: “Io preferisco vincere le elezioni ma governando con gente seria, con gente di parola”.

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