All’apparenza sembrano innocui peluche dimenticati tra la fitta vegetazione palustre. Sotto il rivestimento sintetico, però, celano circuiti alimentati a energia solare e un software programmato per ingannare uno dei predatori più letali del Nord America. Nelle inaccessibili paludi delle Everglades, in Florida, la caccia al pitone birmano si combatte ora attraverso esche tecnologiche. Come riportato dal quotidiano La Stampa, i ricercatori statunitensi stanno sperimentando l’impiego di conigli robotici per spingere i grandi rettili invasivi a uscire allo scoperto, replicando chirurgicamente i segnali biologici e comportamentali delle loro prede naturali.
Il progetto, guidato da Robert McCleery, professore dell’Università della Florida, si basa su un’intuizione tattica elementare: se i serpenti sono alla continua ricerca di nutrimento nei luoghi più impenetrabili, la strategia più efficace è fornire loro un bersaglio artificiale. I dispositivi non si limitano a imitare le sembianze di un leporide, ma ne simulano l’intera presenza fisica nel sottobosco.