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“Ho subito bullismo. Il cortisone che prendevo per l’asma bronchiale mi faceva lievitare. Lo scandalo a Striscia il dolore più grande ed è facile commettere gesti estremi”: così Fabio De Nunzio

Il “buon Fabio” del tg satirico di Antonio Ricci ha raccontato il licenziamento del 2015 e le prepotenze subite dai bulli a scuola. E sul rapporto dei genitori con i figli: “Manca il dialogo”

di Gabriele Scorsonelli
Fabio De Nunzio: “Troppi ragazzi subiscono bullismo, ci sono situazioni pesanti” - 2/2

Fabio De Nunzio: “Troppi ragazzi subiscono bullismo, ci sono situazioni pesanti” - 2/2

Dopo il licenziamento da parte del Biscione, “il buon Fabio” ha ricominciato a costruire la sua carriera “e ho incontrato una persona meravigliosa, l’autore Andrea Di Consoli, che mi ha offerto di fare l’inviato per la trasmissione Il Caffè di Rai1”. Intanto oggi, con la sua associazione, è attivo anche nella lotta alla violenza tra i giovani. Lui stesso, da piccolo, è stato vittima di bullismo: “Alle scuole elementari e medie ho subito bullismo perché questi chili di troppo li avevo già da bambino. Soffrendo di asma bronchiale ero bombardato di cortisone. A causa della mia malattia non riuscivo a respirare e quindi assumevo il cortisone che mi faceva lievitare. Ero facile preda dei bulli. Ho sofferto tanto”. Lavorare in radio e nei villaggi turistici, poi, l’ha aiutato perché “mi sono spogliato da quelle cattiverie ascoltando le persone che si complimentavano con me per la mia simpatia”.

A distanza di anni, però, gli atteggiamenti di vessazione e prepotenza sono ancora all’ordine del giorno: “Sono veramente troppi i ragazzi che subiscono atti di bullismo. Ci siamo imbattuti in situazioni pesanti, con episodi di autolesionismo innescati dalle violenze subite dai bulli”. Secondo De Nunzio, per aiutare i figli, i genitori dovrebbero tornare a parlare con loro: “Il dialogo manca in tante famiglie. Per vari motivi, spesso i genitori vanno via la mattina e tornano la sera. Rientrano stanchi, si mangia qualcosa e si va a dormire. No, bisogna fermarsi e parlare, bisogna ritornare al dialogo, bisogna capire se ci sono delle sofferenze, far vedere ai nostri figli che anche se lavoriamo tutto il giorno, per loro ci siamo sempre”.

Infine, una riflessione sul mondo in cui viviamo: “Se ci fosse meno cattiveria, sarebbe diverso. Oggi non riusciamo a vedere neanche la persona che soffre sul nostro stesso pianerottolo. Ognuno è rinchiuso nella sua campana di vetro. Bastano anche un sorriso e una pacca sulla spalla per cambiare la vita a qualcuno”.

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