L'esperimento delle 60 ore e l'antidoto - 2/4
Tutto è iniziato un anno fa, quando Scainelli, oggi presidente dell’associazione, decise di cuocere al forno due teste d’aglio condite con olio e sale, per poi mangiarle interamente. “Era talmente buono che se le teste fossero state quattro me le sarei mangiate tutte”, ha spiegato a Gambero Rosso. “Erano diventate una crema, la gente non può capire quanto buono sia”.
Per testarne scientificamente l’impatto sul corpo umano, Scainelli ha chiesto di farsi annusare a intervalli di un’ora e mezza, annotando i dati su una tabella per calcolare l’esatta persistenza della “puzza”. Il responsabile dell’odore è l’allil-metil-solfuro, un composto volatile che, una volta ingerito, viene assorbito dai polmoni ed entra in circolo, per poi essere espulso lentamente tramite respiro, sudore e diuresi. Lavarsi i denti risulta del tutto inefficace contro questa dinamica fisiologica. A fronte delle dosi massicce assunte, Scainelli ha misurato una persistenza olfattiva di 60 ore.
Basandosi su studi scientifici, il fondatore ha tuttavia codificato un metodo per arginare il problema: “Ho escogitato anche l’antidoto, basta prendere menta, mela con buccia e latte entro i 15 minuti e l’effetto si dimezza”.