Aequa nox e la rifrazione atmosferica - 3/4
Il termine “equinozio” deriva dal latino aequa nox, che si traduce con “notte uguale”. Durante questa fase, il Sole si trova perfettamente allineato sul piano dell’equatore terrestre. Questa condizione è dettata dall’inclinazione dell’asse di rotazione del pianeta — pari a circa 23,4 gradi rispetto alla perpendicolare al piano dell’orbita — che in questo periodo garantisce ai due emisferi un’illuminazione pressoché equivalente.
Tuttavia, la ripartizione esatta di dodici ore di luce e dodici di buio è soltanto un’approssimazione concettuale. Osservato dalla superficie terrestre, il giorno effettivo risulta sempre leggermente più lungo della notte, anche nelle 24 ore dell’equinozio. Questo scostamento è causato dalla rifrazione atmosferica, che curva i raggi solari rendendo visibile il disco luminoso prima che questo superi fisicamente la linea dell’orizzonte e prolungandone la visibilità dopo il tramonto. A questo fenomeno ottico si aggiunge un dettaglio tecnico: convenzionalmente, l’alba e il tramonto vengono calcolati dal momento in cui compare o scompare il bordo superiore del Sole, e non il suo centro geometrico.