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Equinozio d’autunno 2026, perché l’estate finisce il 23 settembre e non il 21: la spiegazione astronomica e le antiche tradizioni legate al cambio di stagione

Dal mito di Persefone alla festa buddista dell'Higan, ecco cosa succede al nostro pianeta quando il giorno e la notte si equivalgono

di Redazione FqMagazine
Aequa nox e la rifrazione atmosferica - 3/4

Aequa nox e la rifrazione atmosferica - 3/4

Il termine “equinozio” deriva dal latino aequa nox, che si traduce con “notte uguale”. Durante questa fase, il Sole si trova perfettamente allineato sul piano dell’equatore terrestre. Questa condizione è dettata dall’inclinazione dell’asse di rotazione del pianeta — pari a circa 23,4 gradi rispetto alla perpendicolare al piano dell’orbita — che in questo periodo garantisce ai due emisferi un’illuminazione pressoché equivalente.

Tuttavia, la ripartizione esatta di dodici ore di luce e dodici di buio è soltanto un’approssimazione concettuale. Osservato dalla superficie terrestre, il giorno effettivo risulta sempre leggermente più lungo della notte, anche nelle 24 ore dell’equinozio. Questo scostamento è causato dalla rifrazione atmosferica, che curva i raggi solari rendendo visibile il disco luminoso prima che questo superi fisicamente la linea dell’orizzonte e prolungandone la visibilità dopo il tramonto. A questo fenomeno ottico si aggiunge un dettaglio tecnico: convenzionalmente, l’alba e il tramonto vengono calcolati dal momento in cui compare o scompare il bordo superiore del Sole, e non il suo centro geometrico.

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