"Una delle scoperte archeologiche più trasformative dell'era moderna" - 2/2
Adesso il gruppo guidato dall’archeologo egiziano Mamdouh Eldamaty, insieme all’ingegnere George Ballard, sostiene di avere raccolto nuovi elementi. Utilizzando radar e tecniche capaci di misurare minuscole variazioni nella densità del terreno, i ricercatori avrebbero individuato un corridoio largo circa due metri, riempito di detriti, e altre strutture sotterranee con forme regolari compatibili con stanze artificiali.
Una delle anomalie è particolarmente interessante: una zona a bassa densità che contiene al suo interno un’area più compatta e quasi quadrata. Secondo Ballard potrebbe trattarsi di una camera contenente oggetti, anche se lo stesso ricercatore invita alla prudenza perché i dati si trovano “ai limiti estremi delle capacità di rilevamento”.
C’è poi un dettaglio che rende l’ipotesi ancora più affascinante: queste possibili camere non sembrano collegate ad altri ingressi. Se esistessero davvero, quindi, potrebbero essere rimaste sigillate e inesplorate fin dall’antichità. Ed è qui che la scoperta potrebbe diventare eccezionale. Se dietro la KV62 si trovasse davvero un complesso funerario intatto, e se fosse collegato a Nefertiti, si avrebbe accesso a una sepoltura reale del periodo di Amarna rimasta nascosta per più di tremila anni. Eldamaty arriva a dire che, se confermata, potrebbe essere “una delle scoperte archeologiche più trasformative dell’era moderna”.
Ma per sapere che cosa c’è davvero oltre quelle pareti bisognerà ancora aspettare. La decisione spetta al Supreme Council of Antiquities egiziano: se arriverà l’autorizzazione, già da novembre potrebbero essere praticati piccoli fori per introdurre dispositivi dotati di telecamere e osservare finalmente che cosa si nasconde oltre la tomba di Tutankhamon.