Guè e Marra, la consapevolezza che la musica non può cambiare il mondo - 2/6
I rapper milanesi sono saliti sul palco, allungato da una pedana a forma di croce, sulle note di “Salvador Dalì”. In “Senza Dio”, Marracash ripete, bisbigliando, “illusione, delusione, collusione”. Citazione della serie tv “1992” che, nel caso dell’artista di Barona, si può scomporre nell’illusione che la propria musica possa cambiare il mondo e nella delusione di dover fare i conti con la difficile e cinica realtà. La collusione, invece, avviene quando si smette di sfruttare l’intelligenza di una persona nei confronti del giusto. Ed è proprio quel fascino del “maledetto” che ha da sempre contraddistinto Guè e Marracash nel loro modo di raccontarsi. Dalla musica, ai manga ultraviolenti, fino ai gangster movie. Un immaginario citato, reinterpretato e inserito all’interno delle rispettive opere.
I due colleghi sono stati per (quasi) tutto lo show senza voci in sottofondo. Una scelta molto hip hop vecchio stile e che è tutt’altro che scontata al giorno d’oggi. Le rappate erano tutte d’un fiato. Marra e Guè, nonostante qualche piccolissima – quanto comprensibile – imprecisione, erano in ottima forma. E, soprattutto, c’erano solo loro due. Niente dj (tranne per una breve eccezione) o corpo di ballo a seguire ed arricchire uniformemente gli spazi. Marracash è vocalmente più melodico di Guè ma, nonostante ciò, i due si sono completati a vicenda, in ugual misura. E, dopo “Scooteroni”, “un pezzo che gasa e sgasa”, parola di Guè, era arrivato il momento di “Daytona”. Una traccia dall’attitudine spaccona e sfacciata. In altre parole? Rap.