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“Mi sono salvata dagli attentati alle Torri Gemelle grazie a Mariah Carey. Ero andata a comprare il suo cd e ho fatto tardi in ufficio, poi ho visto il buco e l’inferno”: la storia di Sara Botkin

A 25 anni dagli attentati, Sara Botkin racconta a People come una breve sosta al centro commerciale del World Trade Center le impedì di raggiungere il 105esimo piano. La fuga, le 176 vittime della sua azienda e la nuova vita lontano da New York

di Redazione FqMagazine
Le vittime della Aon e il coro al Plaza Hotel - 3/4

Le vittime della Aon e il coro al Plaza Hotel - 3/4

Negli attentati persero la vita quasi 3.000 persone, tra cui 176 dipendenti della Aon Corporation. Sopravvissero due colleghi con cui Botkin era in contatto: la sua supervisore, assente per una visita medica, e Lucia, che si trovava sul traghetto in partenza da Staten Island e fu fatta rientrare. “Ero molto felice che stesse bene. È sopravvissuta”, ricorda Botkin. “Non l’ho mai più vista perché, ovviamente, non siamo mai più tornati a lavoro”.

Prima dell’11 settembre, l’obiettivo di Botkin era intraprendere una carriera da cantante professionista. La domenica successiva agli attacchi uscì di casa per esibirsi con il suo coro al Plaza Hotel, convertito in centro di comunicazione per i familiari dei 658 dipendenti deceduti della Cantor Fitzgerald, la società finanziaria che occupava i piani più alti della Torre Nord. “Abbiamo cantato un pezzo intitolato ‘God Be In My Head’, ed è stata probabilmente la peggiore esperienza della mia vita”, dichiara a People. “Nessuno è stato confortato dal nostro canto. Li ha solo fatti piangere più forte. Erano per lo più donne e bambini con gli occhi rossi, che sembravano esausti”.

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