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“Mi sono salvata dagli attentati alle Torri Gemelle grazie a Mariah Carey. Ero andata a comprare il suo cd e ho fatto tardi in ufficio, poi ho visto il buco e l’inferno”: la storia di Sara Botkin

A 25 anni dagli attentati, Sara Botkin racconta a People come una breve sosta al centro commerciale del World Trade Center le impedì di raggiungere il 105esimo piano. La fuga, le 176 vittime della sua azienda e la nuova vita lontano da New York

di Redazione FqMagazine
La fuga verso il Queens e la scoperta del crollo - 2/4

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Allontanatasi dal complesso, Botkin prese la metropolitana fino a Grand Central Station per cercare un telefono pubblico, dato che a Lower Manhattan si erano formate file di decine di persone. Riuscì a chiamare l’ufficio del padre a Pittsburgh. “La receptionist ha risposto. E quando ho chiesto di mio padre, ha iniziato a urlare: ‘È lei, è Sara. Sara è al telefono’. E io pensavo: ‘Huh. Quindi tutti stavano aspettando di sentirmi'”, racconta. Il genitore le ordinò di tornare direttamente nel suo appartamento ad Astoria, nel Queens. Dal treno di superficie vide per la prima volta l’entità dell’attacco: “Quella è stata la prima volta in cui ho visto entrambe le torri avvolte dalle fiamme”.

Una volta a casa, trovò i messaggi in segreteria: “Avevo tutti questi messaggi orribili di mia madre che piangeva: ‘Per favore, Sara, per favore, per favore chiamami. Per favore fammi sapere che stai bene'”. Solo durante la successiva telefonata con i genitori, Botkin apprese che l’edificio in cui lavorava non esisteva più. “Sara, la tua torre è appena crollata”, le disse la madre. Accendendo la televisione, trovò la conferma visiva del collasso.

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