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Garlasco, l’esposto sulla presunta “regia mediatica” passa a Milano. Ingrosso: “Disinformazione e ricostruzioni distorte”

Il documento era stato presentato alla Procura generale alla fine di aprile. Secondo Chiara Ingrosso, il trasferimento alla Procura ordinaria non significa che siano già stati accertati reati, ma che i fatti meritano un vaglio. In tv De Rensis aveva detto: "Non ho compiuto alcun reato, ho sempre rispettato la legge".

di Redazione FqMagazine
Garlasco, l’esposto sulla presunta “regia mediatica” passa a Milano. Ingrosso: “Disinformazione e ricostruzioni distorte”

L’avvocato Antonio De Rensis non trattiene la commozione nello studio di “Verità nascoste”. Il motivo è presto detto e lo annuncia Milo Infante all’inizio della puntata dell’8 settembre, in onda su Retequattro. “Secondo fonti di Verità Nascoste il famoso esposto, quello presentato alla Procura generale in cui si ipotizzava un complotto contro la Procura di Pavia e un complotto con gli investigatori, è passato alla Procura ordinaria di Milano”, spiega il conduttore. “È salito di un piano”, aggiunge, sostenendo che questo significherebbe che le ipotesi di complotto o di macchinazione contro la Procura di Pavia non sarebbero state ritenute tali da determinare un passaggio alla Procura di Brescia per competenza. La vicenda, secondo la trasmissione, sarebbe dunque ora all’attenzione della Procura guidata da Marcello Viola per gli eventuali reati che dovessero essere valutati.

Il documento – non un esposto – al centro della vicenda era stato presentato alla fine di aprile da Chiara Ingrosso alla Procura generale di Milano. Nel documento, secondo quanto riferito dalla stessa Ingrosso, non venivano indicate preventivamente responsabilità penali, ma venivano sottoposti all’attenzione della magistratura una serie di fatti relativi a quella che l’autrice definisce una possibile “regia mediatica” sul caso Garlasco. Una ricostruzione che la giornalista contesta con forza dopo le notizie circolate negli ultimi giorni. In una replica diffusa sul caso, parla di “un plotone di disinformazione senza alcun contraddittorio” e respinge innanzitutto l’idea che il suo esposto sia stato “derubricato”. “Non ha mai ipotizzato reati a carico di qualcuno, men che meno a carico della Procura di Pavia”, sostiene.

Secondo Ingrosso, l’oggetto dell’esposto riguarderebbe invece le “influenze esercitate” nei suoi confronti da Alessandro De Giuseppe, inviato de “Le Iene”, e dall’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, in relazione a un servizio che coinvolgeva alcune “testimoni dell’ultima ora” contro l’avvocata Stefania Cappa. L’esposto, precisa, avrebbe riguardato il modo in cui veniva suggerito un possibile coinvolgimento di Cappa e della sua famiglia, “nonostante la Procura di Pavia non abbia mai indagato nessuno di loro“.

Ingrosso sostiene inoltre che, dallo stesso fascicolo del dottor Napoleone, sarebbero emersi numerosi materiali depositati dalla trasmissione Mediaset a partire dal 2022, quando le indagini erano già chiuse. Materiali che, secondo la sua ricostruzione, conterrebbero sospetti avanzati da “Le Iene” nei confronti della famiglia Cappa e che, a suo giudizio, sarebbero “del tutto privi di ogni fondamento”. Proprio questi documenti, afferma, solleverebbero interrogativi sull’operato dell’inviato e sui suoi rapporti con alcuni protagonisti della vicenda.

Ingrosso interviene anche sulla scelta di rivolgersi alla Procura generale. Una scelta, spiega, dettata proprio dalla natura dell’atto: “Sono stati rappresentati una serie di fatti, senza attribuire preventivamente responsabilità penali e senza individuare quale ufficio dovesse eventualmente procedere, rimettendo alla Procura generale una prima valutazione anche sotto il profilo della competenza”. Per questo, secondo la sua ricostruzione, la Procura generale non sarebbe mai stata indicata come l’ufficio destinato a svolgere direttamente le indagini. “Le è stato semplicemente chiesto di valutare i fatti esposti e stabilire se vi fossero profili meritevoli di approfondimento e, in caso positivo, quale fosse l’autorità competente”, afferma.

Ed è proprio sulla trasmissione dell’esposto alla Procura di Milano che Ingrosso concentra la propria replica. “Dato che, a quanto apprendiamo, la Procura generale quell’esposto non lo ha stracciato, come qualcuno auspicava e continua ancora oggi a diffondere, ma lo ha trasmesso alla Procura di Milano, il dato che emerge è piuttosto semplice: quei fatti sono stati ritenuti quantomeno meritevoli di un vaglio da parte dell’autorità giudiziaria competente”. La stessa Ingrosso, tuttavia, precisa che il passaggio del fascicolo a Milano non equivale all’accertamento di reati o all’individuazione di responsabilità. “Questo non significa che siano già stati accertati reati o individuate responsabilità”, sottolinea. “Significa però che la realtà, almeno allo stato, è diversa da quella raccontata per settimane in televisione“.

Nel mirino della sua critica finisce anche la trasmissione condotta da Infante su Retequattro. Ingrosso sostiene che il programma Videonews non avrebbe richiesto un contraddittorio prima di diffondere la ricostruzione sull’esposto e accusa la trasmissione di avere fornito un’interpretazione che, a suo giudizio, “distorce lo stesso Diritto”.

La vicenda torna così a incrociarsi con quella che coinvolge De Rensis, legale di Alberto Stasi, che durante la puntata ha saputo la notizia del passaggio dell’esposto alla Procura di Milano. “È una notizia che apprendo da lei”, afferma l’avvocato, respingendo ogni addebito. “Ovviamente io non ho compiuto alcun reato”. De Rensis ricostruisce quindi il proprio comportamento rispetto alla giornalista che gli aveva sottoposto la vicenda: “Io le ho detto: ‘Vai da dei testimoni, se hanno parlato con l’autorità giudiziaria vattene perché non possono rivelare alcunché, se non hanno parlato ascolta quello che devono dire’. Questo è stato il mio reato”. Poi la voce dell’avvocato si incrina per l’emozione. “A fronte di questo ci sono stati tanti mesi in cui ho avuto tanto dispiacere”. Infante gli lascia qualche secondo per riprendersi e ricorda anche le notizie circolate sulla sua vita privata. “So che l’hanno colpita sul personale, a un certo punto sono circolate notizie che riguardavano la sua vita privata”. “Sì”, risponde De Rensis.

L’avvocato racconta quindi che il periodo attraversato gli avrebbe permesso anche di comprendere meglio quali persone avesse realmente accanto: “Questo periodo che ho passato mi ha anche fatto capire tante cose e verificare le persone, e questo lo considero un regalo, perché qualcuno che non ci doveva essere per fortuna non c’è, e quelli che ci dovevano essere per fortuna ci sono ancora più forti di prima”. De Rensis parla anche del momento più difficile: “Non le nascondo che ho passato delle notti faticose“, racconta. Ma proprio questa esperienza, aggiunge, avrebbe rafforzato le sue convinzioni e i rapporti professionali. “Questo mi ha fatto anche rinforzare tutti i miei intendimenti, il mio rapporto con la mia collega, l’avvocato Bocellari, che stimo tantissimo e con la quale abbiamo grande sintonia”. “Anche questa vicenda è servita”, prosegue. “Dico sempre che quando c’è un evento doloroso devi prendere tutti gli aspetti positivi. Adesso vedremo quello che accadrà, ma io sono abbastanza consapevole di ciò che ho fatto, ho sempre rispettato la legge”.

Nel frattempo, Ingrosso richiama l’attenzione su un ulteriore elemento della vicenda giudiziaria. Nella sua replica sostiene che la Procura di Milano “ha già un fascicolo nel quale risultano iscritti nel registro degli indagati Alessandro De Giuseppe, Antonio De Rensis e Francesco Marchetto, ex maresciallo di Garlasco, che secondo Ingrosso sarebbe già stato condannato nel processo Stasi-bis per falsa testimonianza. Aggiunge inoltre che De Giuseppe avrebbe attualmente una condanna per diffamazione ai danni di Stefania Cappa presso il Tribunale di Milano”.

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