Una domenica di scalata, era il 6 settembre, si è trasformata in un incubo sulle vette del Caucaso settentrionale. Un gruppo di 33 alpinisti è stato sorpreso da una valanga sul monte Mizhirgi, nella gola di Bezengi, in Kabardino-Balkaria, la repubblica russa incastonata al confine con la Georgia. Il monte è una delle vette principali del Caucaso del Nord, con un’altitudine di circa 5.000 metri, e si trova in una zona di montagna nota per la sua bellezza quanto per la sua pericolosità.
Le prime segnalazioni dei servizi d’emergenza russi parlavano di 15 alpinisti coinvolti, ma il numero è stato poi corretto: il gruppo travolto era in realtà composto da 33 persone. La massa di neve si è staccata attorno alle 17 di domenica, ora locale, mentre la comitiva stava affrontando la salita. Secondo quanto ricostruito dal Ministero russo per le Emergenze, si trattava di alpinisti impegnati in uno stage di addestramento legato alle forze di sicurezza.
Il conto delle vittime, purtroppo, è pesante. Almeno undici alpinisti sono morti e sei sono rimasti feriti a causa della valanga, mentre altre sei persone risultano ancora disperse. Il portavoce del ministero per le emergenze ha usato parole crude per descrivere l’accaduto, definendo le ferite riportate dalle vittime incompatibili con la sopravvivenza. Chi ce l’ha fatta, invece, è riuscito a cavarsela con le proprie forze: dieci persone sono scese dalla montagna autonomamente, mentre altri sei alpinisti feriti sono stati trasportati in ospedale.