La dura replica del Vescovo e il richiamo al Vaticano - 4/4
La scelta di don Lanfranco, per quanto animata da intenti spirituali, si scontra apertamente con la dottrina cattolica in materia di sepoltura e conservazione delle ceneri, suscitando la reazione ufficiale dei vertici ecclesiali. Il vescovo della diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola è intervenuto sul caso con una dichiarazione che non lascia spazio a interpretazioni: “Pur nella certezza della buona fede della volontà di don Casali, la Diocesi dichiara che si tratta di una scelta personale del defunto sacerdote che non è stata condivisa con il vescovo né con altri”.
Pur cogliendo l’occasione per «mettere in evidenza le tante opere buone compiute da don Lanfranco nel corso del suo ministero di presbitero della diocesi», il vescovo ha voluto tracciare una linea di demarcazione netta a livello teologico e normativo. La nota ufficiale, infatti, si conclude richiamando tutti i fedeli e il clero «ad osservare l’autorevole Magistero Ecclesiale che definisce la materia in parola nell’istruzione ‘Ad Resurgendum cum Christo’». Si tratta del documento emanato il 15 agosto 2016 dall’allora Congregazione (oggi Dicastero) per la Dottrina della Fede, che pur ammettendo la cremazione, vieta esplicitamente la dispersione delle ceneri, la loro conservazione in casa o la trasformazione in oggetti commemorativi o gioielli, ribadendo l’obbligo di conservarle in luoghi sacri.