Dalle ceneri al diamante: il procedimento del laboratorio svizzero - 2/4
La trasformazione è stata affidata ai laboratori dell’azienda svizzera Algordanza, specializzata in quelli che definisce “Diamanti della memoria”. Si tratta di pietre che, a livello chimico e fisico, replicano esattamente i diamanti estratti in natura, partendo dal medesimo elemento base: il carbonio purissimo. Il corpo umano è composto per circa il 20% da carbonio, le cui tracce resistono anche al processo di cremazione. Dagli usuali quattro chilogrammi di ceneri restituiti in media dopo la cremazione, ne bastano appena 300 grammi per innescare la diamantificazione (un iter che, in alternativa, può essere avviato anche utilizzando i capelli o altri peli del corpo). La peculiare colorazione blu assunta dal diamante di don Lanfranco non è artificiale, ma dipende dalla quantità di boro naturalmente presente nel corpo umano, che conferisce a ogni gemma una sfumatura unica.
Il processo richiede dai sei agli otto mesi di lavorazione interamente svolta in Svizzera. Le ceneri subiscono una purificazione volta a isolare la grafite (pura al 99%). Questa viene poi inserita in un macchinario di coltivazione che replica le condizioni estreme del sottosuolo: 1.400 gradi di temperatura e una pressione di 60mila bar, equivalente a 50 volte quella registrata sul fondo della Fossa delle Marianne (o a 150 km di profondità terrestre). Le tempistiche di permanenza nel macchinario determinano la grandezza della pietra, che viene poi estratta e rifinita.