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Ranucci-Rai, la destra contro la giudice: “È la stessa del caso Almasri”. I togati del Csm: “Tentativo di condizionamento”

I giornali filo-governativi lanciano una campagna contro Donatella Casari, la toga che dovrà decidere sul reintegro del conduttore. E il presidente del Tribunale interviene in sua difesa
Ranucci-Rai, la destra contro la giudice: “È la stessa del caso Almasri”. I togati del Csm: “Tentativo di condizionamento”
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Una campagna di stampa in corso da giorni, sfociata persino in un’interrogazione parlamentare. Anche sul caso Ranucci i giornali di destra si scatenano nella “profilazione” dei magistrati titolari di fascicoli politicamente sensibili: stavolta a finire nel mirino è Donatella Casari, la giudice del lavoro di Roma che dovrà decidere sul ricorso urgente del conduttore contro la Rai meloniana per il reintegro alla guida di Report. A Casari viene contestato di essere iscritta ad Area, la maggiore corrente progressista della magistratura, ma soprattutto di aver fatto parte del Tribunale dei ministri che si occupò della vicenda Almasri, chiedendo l’autorizzazione a procedere (poi negata dalla Camera) per i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e il sottosegretario Alfredo Mantovano, accusati di favoreggiamento per il rimpatrio del torturatore libico. “Coincidenza? La toga di sinistra che accusò Nordio, Piantedosi e Mantovano dovrà decidere sul ricorso del giornalista”, ha titolato sabato il Giornale. E La Verità: “La toga di Ranucci voleva processare Nordio“. Dal mondo della politica si è avventato sul presunto scandalo il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri: “Ci diranno che è un caso, che non c’è nulla di preordinato. Ma nessuno ci può vietare di pensar male o di aver qualche pregiudizio”. Il deputato azzurro Pietro Pittalis definisce l’assegnazione del fascicolo a Casari “quantomeno singolare“, annunciando un’interrogazione al ministro della Giustizia. E persino Giusi Bartolozzi, ex capo di gabinetto di Nordio imputata per false informazioni proprio in relazione al caso Almasri, cavalca la teoria del complotto: “Se è un caso… è un bel caso per Ranucci”, scrive sui social.

Il presidente del Tribunale: “Rispettate le regole”

Basterebbe un minimo di conoscenza tecnica, però, per rendersi conto di quanto la polemica sia infondata. L’assegnazione della giudice al Tribunale dei ministri è del tutto casuale: i membri dello speciale collegio per i reati ministeriali vengono sorteggiati ogni tre anni tra tutti i magistrati in servizio in un determinato distretto. Casari è in forza alla Sezione Lavoro del Tribunale di Roma – di cui a breve si insedierà come presidente – e la causa di Ranucci le è stata assegnata in base a un meccanismo del tutto automatico, come peraltro impone la Costituzione in base al principio del giudice naturale (il magistrato che si occupa di una causa dev’essere predeterminato secondo critri oggettivi). A ricordarlo, lunedì mattina, è dovuto inusualmente intervenire anche il presidente del Tribunale di Roma Lorenzo Pontecorvo, tutt’altro che una toga rossa (è un esponente storico della corrente “di destra” di Magistratura indipendente): “Esprimo il mio sostegno alla dottoressa Donatella Casari, magistrata che dimostra quotidianamente indipendenza, imparzialità ed equilibrio, oltre a una solida preparazione”, ha scritto in una nota. “Rilevo, inoltre, che l’assegnazione del fascicolo è avvenuta nel rispetto delle analitiche disposizioni tabellari vigenti da anni, le quali, mediante meccanismi automatici, assicurano l’osservanza del principio costituzionale del giudice naturale precostituito per legge“.

Chiesta pratica a tutela al Csm

Lo stesso aspetto viene sottolineato dai membri togati del Consiglio superiore della magistratura (più il laico in quota Pd Roberto Romboli) che hanno chiesto l’apertura di una pratica a tutela di Casari (un iter finalizzato a far esprimere l’organo in difesa della giudice). “L’individuazione del magistrato chiamato a trattare un procedimento avviene sulla base di criteri tabellari predeterminati, trasparenti e verificabili, posti proprio a garanzia dell’indipendenza e dell’imparzialità della funzione giudiziaria e del principio del giudice naturale precostituito per legge”, ricordano i consiglieri nella richiesta, depositata all’Ufficio di presidenza di palazzo Bachelet. “È certamente legittimo”, si legge, “verificare e criticare le modalità con cui tali criteri siano stati concretamente applicati. Altra cosa è ignorarne l’esistenza o rappresentare l’assegnazione del procedimento come se fosse il risultato di una scelta discrezionale legata all’identità delle parti o alle decisioni precedentemente assunte dal magistrato. Omettere tale dato, o lasciare intendere che un giudice sia stato “scelto” in ragione delle sue precedenti decisioni, costituisce una grave disinformazione sul funzionamento dell’ordinamento giudiziario e finisce per insinuare, senza elementi riferibili al procedimento da decidere, un dubbio sulla sua indipendenza e imparzialità, così realizzando un indiretto, ma potente, tentativo di condizionamento del giudice assegnatario del procedimento”.

“No alla delegittimazione delle toghe”

Su richiesta di Magistratura indipendente, la richiesta di apertura pratica cita anche gli attacchi ai pm che a Ravenna indagano sul presunto giro di certificati medici “anti-Cpr”. Entrambe le vicende, scrivono i togati, “sono state oggetto di dichiarazioni pubbliche e di articoli di stampa che, oltrepassando il legittimo esercizio del diritto di critica rispetto all’attività giudiziaria e ai provvedimenti adottati, hanno investito direttamente l’imparzialità dei magistrati coinvolti e la stessa funzione giudiziaria”. Dunque, si legge, i due casi “pongono la medesima questione istituzionale. I provvedimenti giudiziari, le iniziative del pubblico ministero e le decisioni dei giudici possono essere sottoposti alla più ampia e anche severa critica pubblica. La critica, tuttavia, non può trasformarsi nella delegittimazione della funzione giudiziaria, attribuendo ai magistrati finalità politiche o mettendone in dubbio l’indipendenza e l’imparzialità sulla base delle decisioni assunte nell’esercizio delle loro funzioni”.

UniCost: “Clima di pressione sui magistrati”

“Piena solidarietà” alla collega arriva anche da Unità per la Costituzione (UniCost), la corrente “di centro” della magistratura: “Casari sta semplicemente facendo il suo lavoro e continuerà a farlo, come sempre, con serietà, autonomia e indipendenza. Gli attacchi nei suoi confronti sono infondati e rischiano di alimentare ulteriormente quel clima di pressione nei confronti della magistratura, anche giudicante, che Unità per la Costituzione ha più volte denunciato. Clima che, come ha ampiamente dimostrato il referendum dello scorso marzo, è incomprensibile e ormai inidoneo a costruire alcuna virtuosa riforma della giustizia. Si lasci ai magistrati la possibilità di svolgere il proprio lavoro senza condizionamenti”, afferma in una nota la Direzione nazionale del gruppo.

Anm Roma: “Così si inquina il dibattito”

Già sabato, dopo l’uscita dei primi articoli, la giunta dell’Associazione nazionale magistrati di Roma era intervenuta in difesa di Casari, definita vittima “di una ingiustificata aggressione”. L’articolazione locale del sindacato dei giudici e pm ha denunciato “il grave malcostume, sempre più diffuso in alcuni settori dell’informazione, di “etichettare” i magistrati sulla base delle loro (presunte) idee politiche e di attribuire ad esse la ragione di decisioni sgradite, addirittura prima che la decisione sia assunta. La legittimazione della magistratura”, ha ricordato l’Anm romana, “deriva esclusivamente dalla sua soggezione alla legge e dalla sua indipendenza da ogni altro potere. Ogni tentativo di “schierare” i magistrati nella disputa politica e di attribuire ragioni politiche alle loro decisioni inquina il dibattito pubblico e altera il corretto funzionamento della giurisdizione”.

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