Strage di Ustica, la Francia collaborerà con la procura di Roma. Gli inquirenti verso il ritiro della richiesta di archiviazione
La richiesta di giustizia delle famiglie
La storia di Ustica
Quella sera erano diversi gli aerei stranieri militari nei cieli del Mediterraneo. Lo scenario da war games restituisce l’inseguimento di due caccia stranieri a un Mig libico che cerca lo scudo dell’aereo civile. La carcassa di un caccia libico fu ritrovata in Calabria soltanto il 18 luglio 1980, mentre il Dc9 subì l’impatto laterale del caccia. Erano francesi? Statunitensi? Britannici? La risposta non è stata trovata dagli inquirenti romani che nel corso degli anni hanno aperto due inchieste contro ignoti. Due procedimenti, nessun indagato e lo stesso destino: la richiesta di archiviazione.
Sia per il procedimento avviato nel 2008 che quello di tre anni fa sono destinati al nulla. Il primo fu aperto dopo alcune dichiarazioni dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga che affermò di sapere che quella notte “un aereo militare francese si mise sotto il Dc9 e lanciò un missile per sbaglio”, una tesi poi rilanciata dall’ex premier Giuliano Amato; il secondo è la conseguenza di un esposto presentato dall’Associazione per la verità su Ustica in cui si sollecitavano i magistrati a verificare la pista della bomba esplosa a bordo, esclusa dai periti e dagli ingegneri che hanno nel corso degli anni analizzato i resti. Gli inquirenti, che avevano sollecitato una serie di rogatorie a vari Paesi tra cui Francia e Stati Uniti e ascoltato una serie di testimoni, ritenevano di non aver trovato elementi utili per accertare cosa avesse tirato giù il Dc9.
Per chi indaga nessun elemento sembra avvalorare la matrice terroristica di quanto avvenuto. Tra le centinaia di documenti presenti in atti anche il file audio, ripulito anni dopo, con l’ultimo tratto della registrazione della scatola nera del Dc9 dal quale è emerso che uno dei piloti, pochi istanti prima che Ciampino perdesse il contatto con il volo Itavia, pronunciò la frase ‘Guarda cos’è’. Uno o due caccia statunitensi, secondo un’inchiesta giornalistica dell’Espresso che ha verificato come sui fondali dove furono faticosamente recuperati i resti del Dc9 ci fosse un serbatoio di un aereo militare americano. Caccia che potrebbe aver impattato con l’ala dell’aereo civile facendolo collassare. A suffragio dell’ipotesi anche il ritrovamento di un casco di un pilota Usa e un salvagente della portaerei Usa Saratoga che navigava nel Mediterraneo.