Garlasco, i pm di Pavia: “Il Dna di Chiara Poggi non era sui pedali, ma questo elemento non finì nel fascicolo. Per i consulenti di Stasi lo avrebbe scagionato 19 anni fa”. Chiuse indagini, Sempio verso il rinvio a giudizio
La Procura di Pavia ha notificato ad Andrea Sempio il 415 bis, chiudendo le indagini sulla nuova inchiesta per l’omicidio di Chiara Poggi. “Il capo di incolpazione nei confronti di Andrea Sempio resta invariato”, comunica la Procura, che ha depositato tutti gli atti, comprese le indagini integrative. Ma tra gli elementi più rilevanti del fascicolo c’è il nuovo capitolo sui dati genetici relativi ai pedali della bicicletta di Alberto Stasi. I consulenti della difesa di Stasi hanno individuato nei Raw Data consegnati dal Ris di Parma alla Procura nel novembre 2025 “ben due corse elettroforetiche datate 20.09.2007” sul campione bu_p, quello dal quale era emerso il Dna attribuito a Chiara Poggi. Le due contro-analisi risultano “totalmente negative”. L’ultimo atto istruttorio degli inquirenti sono stati sentiti l’ex generale Luciano Garofano e altri militari dell’Arma.
Secondo i consulenti della difesa Stasi (la cui consulenza è stata acquisita dai pm di Pavia) quei risultati sarebbero stati “idonei, a loro giudizio, a scagionare Alberto Stasi già 19 anni fa“, ma “non si è rinvenuta traccia” delle due corse elettroforetiche nel fascicolo del processo celebrato all’epoca. La Procura ha quindi chiesto chiarimenti agli appartenenti al Ris di Parma e incaricato i propri genetisti di valutare la discordanza. I consulenti hanno “confermato l’esistenza delle corse elettroforetiche negative” e hanno ritenuto che all’epoca fosse opportuno un ulteriore approfondimento, che “non risulta essere stato effettuato”.
Nel frattempo, gli altri accertamenti integrativi rafforzano, secondo la Procura, le conclusioni dell’accusa: sulla dinamica delle lesioni i consulenti parlano di una possibile colluttazione e di atti di difesa della vittima, mentre le nuove analisi indicano un intervallo tra le lesioni e la morte “come minimo fra 15 e 30 minuti”, senza escludere una sopravvivenza fino a 60 minuti. La Procura contesta inoltre le ricostruzioni difensive sulle tracce di sangue, sull'”impronta 33″ e sulla traccia di scarpa, ritenendo che non siano emersi elementi tali da modificare le precedenti valutazioni. Resta invece sospesa la consulenza psichiatrica su Sempio, che si è rifiutato di sottoporsi alla visita necessaria, secondo il consulente, per arrivare a conclusioni metodologicamente adeguate.
La dinamica dell’aggressione
Uno degli approfondimenti ha riguardato la relazione del consulente tecnico della difesa di Sempio, Armando Palmegiani, sulle tracce di sangue repertate sulla scena del delitto. Secondo la Procura, la consulenza difensiva aveva proposto “una ricostruzione autonoma della dinamica dell’aggressione” e formulato “rilievi metodologici nonché ipotesi alternative riguardanti alcune specifiche fasi dell’evento”, tra cui “l’area del telefono, il momento e il luogo del lavaggio e il percorso successivo all’omicidio”. A esaminare il lavoro è stato incaricato il colonnello Andrea Berti. Il consulente del pm, scrive la Procura, dopo aver valutato le ipotesi della difesa, ha presentato “osservazioni critiche”.
Il punto, secondo l’accusa, è distinguere tra ciò che può essere verificato attraverso gli elementi materiali e ciò che invece appartiene alla ricostruzione. Berti avrebbe quindi sottolineato “la necessità di distinguere tra dati sorretti da riscontri materiali, già indicati nella precedente consulenza e confermati, e ipotesi ricostruttive non suscettibili di conferma diretta come quelli prospettati dalla difesa di Andrea Sempio”.
L’impronta 33 e la scarpa
Un secondo fronte riguarda la cosiddetta “impronta 33” e la traccia di una scarpa trovata nella casa di Garlasco. Ai consulenti del pm, il tenente colonnello Gianpaolo Iuliano e Nicola Caprioli, è stato affidato l’incarico di esaminare la memoria difensiva accompagnata da una consulenza dattiloscopica integrativa sull’impronta e da una consulenza tecnico-calzaturiera sulla traccia. La conclusione della Procura è che le osservazioni della difesa “non introducano elementi nuovi tali da modificare le conclusioni già espresse nelle precedenti valutazioni tecniche della ‘impronta 33′”.
Diverso, ma ugualmente rilevante, il passaggio sulla traccia di scarpa. I consulenti hanno eseguito accertamenti sulle calzature e, secondo il comunicato, questi “non consentono di sostenere l’esistenza di un’incompatibilità fisica tra la conformazione del piede di Andrea Sempio e la traccia di scarpa oggetto di analisi”. Un’ulteriore verifica è stata effettuata dopo una consulenza trasmessa dalla difesa della famiglia Poggi il 24 settembre. I consulenti hanno depositato una nota sulle dimensioni di una scarpa Frau numero 42 che, si legge nel comunicato, “risulta compatibile con le misure del piede di Andrea Sempio”.
Le lesioni e la colluttazione
Ampio spazio viene dedicato agli accertamenti medico-legali. Cristina Cattaneo, che aveva già indicato nella lesione all’occipite la causa della morte, è stata incaricata di esaminare la consulenza della difesa e di svolgere nuove analisi istopatologiche sui blocchetti in paraffina e sui vetrini relativi all’omicidio. Al suo lavoro è stato associato l’anatomopatologo Biagio Eugenio Leone.
Secondo i consulenti della Procura, “il quadro complessivo depone per una dinamica lesiva non immediatamente coincidente con il decesso”. Non solo. La convergenza degli elementi, sostengono, “rafforza complessivamente l’ipotesi che almeno una parte delle lesioni extracraniche sia stata prodotta nell’ambito di una colluttazione o, comunque, di un’azione aggressiva protrattasi nel tempo”. In questa ricostruzione Chiara Poggi avrebbe posto in essere “atti di difesa quantomeno passiva, mediante interposizione e protezione del corpo”, senza poter escludere “anche una componente di difesa attiva”. La conclusione indicata nel documento è che “la causa mortale interveniva infine con la lesione all’occipite“.
La Procura prende poi posizione anche sulle ipotesi alternative contenute negli elaborati difensivi. “Non risulta, invece, coerente con il quadro complessivo”, scrivono i consulenti del pm, “l’ipotesi che tutte le lesioni siano riconducibili esclusivamente a fenomeni aspecifici di caduta, urto, trascinamento o movimentazione”. Secondo l’accusa, inoltre, non vi sarebbero contraddizioni tra la dinamica ricostruita dal consulente Berti e gli elementi medico-legali relativi agli spostamenti della vittima. A rafforzare la lettura delle lesioni come conseguenza di un’azione aggressiva viene indicato anche il rinvenimento di “particolati a composizione ferrosa a livello di anca, braccio e coscia”, elementi che, secondo i consulenti, “ulteriormente confortano le conclusioni già espresse sulla presenza di lesioni da difesa”.
Quanto tempo sarebbe sopravvissuta Chiara
È uno dei passaggi più significativi delle nuove consulenze. La Procura ha disposto ulteriori indagini immunoistochimiche per approfondire “l’intervallo di sopravvivenza di Chiara Poggi”. Gli esami, eseguiti dal professor Leone, avrebbero fornito risultati che “corroborano e anzi si aggiungono alle tempistiche della precedente Consulenza tecnica”. In particolare, si legge nel comunicato, “i risultati ottenuti depongono concretamente per una produzione delle lesioni non immediatamente antecedente alla morte, ma anteriore al decesso con un intervallo orientativamente compreso come minimo fra 15 e 30 minuti”. Gli stessi consulenti precisano però che “non possa escludersi una sopravvivenza complessiva più prolungata fino ai 60 minuti“.
Il nuovo capitolo sul Dna dei pedali della bici di Stasi
Nel fascicolo è stata acquisita anche la consulenza dei tecnici nominati dalla difesa di Alberto Stasi, Ugo Ricci e Pasquale Linarello, sui Raw Data consegnati alla Procura di Pavia dal Ris di Parma il 6 novembre 2025. Il documento riguarda il campione bu_p, quello relativo ai pedali della bicicletta Umberto Dei di Stasi. Secondo i consulenti della difesa di Stasi, nei dati grezzi sarebbero presenti “ben due corse elettroforetiche datate 20.09.2007” relative allo stesso campione.
Il comunicato sottolinea che si tratta “dello stesso campione che rivelò la presenza del DNA della vittima sui pedali della bici Umberto Dei e che portò al fermo di Stasi”. Le due contro-analisi del 20 settembre 2007 sarebbero risultate “totalmente negative”. Secondo i consulenti, si tratterebbe di risultati “idonei, a loro giudizio, a scagionare Alberto Stasi già 19 anni fa”. Ma la questione centrale riguarda la loro presenza nel fascicolo processuale dell’epoca: “non si è rinvenuta traccia in alcun atto del procedimento/processo celebratosi a carico di Stasi Alberto”.
La Procura di Pavia ha quindi cercato chiarimenti tra gli appartenenti al Ris di Parma dell’epoca e ha affidato ai propri consulenti Carlo Previderè e Pierangela Grignani una valutazione dei risultati. I consulenti della Procura hanno “confermato l’esistenza delle corse elettroforetiche negative del 20/09/2007”. Alla luce della discordanza, hanno concluso che ci sarebbe stata “l’opportunità all’epoca di un approfondimento che, tuttavia, dalle recenti indagini svolte dalla Procura di Pavia, non risulta essere stato effettuato”.
Le tracce ematiche sui muri
Un’altra attività tecnico-scientifica è stata condotta dai Carabinieri del Raggruppamento Investigazioni Scientifiche nei laboratori del Ris di Roma. La sperimentazione ha riguardato le dinamiche di prelievo e la caratterizzazione biologico-genetica di tracce ematiche umane depositate su tre differenti tipologie di supporto murario. Il risultato, secondo la Procura, è che “pur essendo certa la presenza di sangue nei campioni analizzati sugli intonaci”, gli esiti negativi della quantificazione del materiale genetico e del test confermativo “non dimostrano né l’effettiva assenza di sostanza ematica sulle superfici murarie, né l’effettiva assenza di DNA“. A incidere sui risultati, secondo lo studio, sarebbe anche “l’effetto inibente del particolato minerale alcalino dell’intonaco”.
La consulenza psichiatrica su Sempio resta sospesa
Non si è invece concluso l’accertamento psichiatrico affidato al professor Roberto Catanesi. Il consulente ha riferito di aver esaminato “tutti gli elementi messi a disposizione dagli inquirenti e provenienti dalle indagini effettuate, di svariata natura”. Ma, aggiunge nella nota, “sono emersi dati di indubbio interesse che tuttavia – come già chiarito oralmente – richiedono necessariamente – per una risposta ai quesiti che possa dirsi metodologicamente adeguata al contesto di indagine – il confronto ed il riscontro con dati provenienti da un esame clinico diretto sulla persona dell’indagato”. Andrea Sempio, secondo quanto comunicato dalla Procura, “si è rifiutato di sottoporsi a visita”. Per questa ragione il consulente ha dichiarato “di non avere elementi sufficienti a formulare risposte ai quesiti che possano dirsi adeguatamente motivate e metodologicamente ineccepibili”. Gli accertamenti sulla capacità di Sempio sono quindi “allo stato, sospesi”.
Il prossimo passaggio
Con la notifica del 415 bis e il deposito dell’intero fascicolo, la Procura considera conclusa la fase investigativa. Ma il procedimento non è ancora arrivato alla decisione sull’eventuale rinvio a giudizio. La Procura fa sapere che “ogni argomentata valutazione concernente la rilevanza e il significato dell’insieme degli elementi probatori acquisiti sarà esposta negli atti indirizzati ai giudici competenti presso il Tribunale di Pavia”.
Nel frattempo, resta anche da chiarire quale seguito potranno avere gli elementi relativi alla condanna definitiva di Alberto Stasi. Su questo punto, però, la Procura precisa: “nessuna richiesta finalizzata alla formulazione di una proposta di revisione della sentenza di condanna di Alberto Stasi è mai stata rivolta al Procuratore Generale”. La Procura aggiunge che il Procuratore Generale “è stata e sarà tenuta informata in relazione a ogni aspetto ritenuto di possibile interesse”. Il fascicolo passa ora dunque alla fase successiva alla chiusura delle indagini, con la difesa di Sempio chiamata a confrontarsi con l’intero materiale raccolto dalla Procura e con le numerose consulenze tecniche che, nel documento diffuso oggi, sostengono in larga parte le conclusioni dell’accusa.