Lo xenotrapianto come "ponte" per i pazienti che attendono un trapianto - 3/3
A un mese dall’operazione salvavita, Andrews ha raccontato che “ci sono ancora ostacoli” lungo il cammino: oggi assume 20 farmaci antirigetto, contro i 51 dello scorso anno, e deve monitorare costantemente la glicemia, poiché gli immunosoppressori aumentano il rischio di insulino-resistenza. “Ma mi sentirò bene“, ha fatto sapere.
Il nuovo rene proviene da un donatore deceduto non identificato. Dopo l’intervento, Andrews ha scritto un messaggio su Facebook per la famiglia del donatore: “Sono così addolorato per la vostra perdita. Soffro con voi. Deve essere straziante, ma sono qui per dirvi che la donazione di un rene mi ha salvato la vita e voi avete dato speranza a milioni di persone. Il vostro familiare è un eroe. Non sarò mai in grado di ripagarvi, ma vi prometto che sarà nel mio cuore”.
Gli autori dello studio pubblicato su The Lancet hanno sottolineato che quello di Andrews è un caso individuale e non dimostra che la procedura possa funzionare per tutti. Suggeriscono però che i reni di maiale potrebbero un giorno rappresentare un “ponte” per i pazienti in lunga attesa di un organo umano. Un’ipotesi che lo stesso Andrews condivide: “Tra qualche anno potremmo vedere questo diventare molto più comune e sempre più persone ottenere gli organi di cui hanno bisogno”.