Leah Stewart: "Nella mia testa pensavo: 'Bast*rdo, non mi porterai via mia figlia'" - 2/3
La donna ha descritto i secondi successivi come vissuti “al rallentatore”, paragonando lo scontro a “una lotta contro un dinosauro. Nella mia testa pensavo: bast*rdo schifoso, non mi porterai via da mia figlia. Mi sono girata e ho iniziato a colpirlo più e più volte – ha raccontato -. Era enorme. Era come colpire un muro di mattoni”. Prima che arrivassero i soccorsi, lo squalo le ha inferto morsi gravi al braccio sinistro e alla coscia. Poi è stata trascinata a riva da altri nuotatori e trasportata d’urgenza in ospedale. È stata posta in coma farmacologico e ha subito oltre dieci interventi chirurgici.
Sdraiata sulla spiaggia e in bilico tra la coscienza e lo svenimento aveva pensato alla figlia di un anno. “Sentivo la vita che mi scivolava via. Sembrava che tutto stesse uscendo dal mio corpo e che stessi andando da qualche parte, e proprio mentre stavo per raggiungere la fine del tunnel ho avuto una visione di August (la figlia, ndr)”, ha evidenziato. Quando è bastato per ripetersi: “Non posso morire proprio ora. Mia figlia non avrà una mamma, crescerà senza una mamma. Non potevo accettarlo, non volevo che restasse senza madre”.
La donna ha trascorso diverse settimane in terapia intensiva per curare le ferie con le quali “sto ancora cercando i fare i conti”. “Mi capita di sentirmi molto frustrata. August alza le braccia perché vuole che la prenda in braccio, io lo desidero disperatamente ma non posso”, ha confessato. E ancora: “Ho una disabilità, ma non voglio che mi fermi. Troverò il modo di superare tutto questo e di essere la versione migliore di me stessa… mi è stata data una seconda possibilità.”
Da questa esperienza, Stewart è uscita con una nuova consapevolezza: “Non sono solo la ragazza che è stata sbranata in spiaggia. Sono la donna che ha preso a pugni lo squalo in faccia”.