Ha visto la bocca dello squalo bianco aprirsi a pochi centimetri dal suo viso e ha reagito con un pugno. È la scena centrale del racconto di Leah Stewart, insegnante australiana di 35 anni, che il 13 giugno scorso è stata aggredita da uno squalo bianco lungo quattro metri mentre nuotava a Coogee Beach, nella zona orientale di Sydney. Nella sua prima intervista dopo l’attacco, andata in onda al programma “60 Minutes” della rete australiana Nine, la donna ha ricostruito i momenti dell’aggressione che le è costata l’amputazione del braccio sinistro.
Stewart ha raccontato di aver individuato lo squalo durante la nuotata mattutina e di aver sperato inizialmente in un soccorso rapido. “Non ho mai urlato così forte e così disperatamente in vita mia. Continuavo a pensare: sicuramente i bagnini ci sentiranno urlare, tra un secondo arriverà una moto d’acqua e lo spaventerà – ha raccontato -. Ma è passato un minuto ed era ancora lì, e nessuno era venuto a salvarmi.”
L’animale le si è avvicinato al volto fino a circa 30 centimetri e la donna ha ricordato “i suoi piccoli occhi neri e sporgenti. Il suo muso era orribile. Non lo dimenticherò mai“. Poi lo squalo ha iniziato ad aprire la bocca e Stewart ha capito di dover reagire subito. “Ho pensato: sta per prendermi la faccia. Devo provare a colpirlo, a spingerlo via o mi staccherà la testa a morsi“, ha spiegato. Essendo destrorsa, Stewart ha dovuto scegliere in una frazione di secondo come comportarsi: “Mi sono chiesta quale arto fossi disposta a perdere e ho deciso per un gancio sinistro”.