Silvia Salemi e la storia della sorella Laura - 2/4
La scomparsa della sorella ebbe serie ripercussioni emotive sulla famiglia intera, compresa Silvia: “Avevo un anno e mezzo e la mia casa piombò in un silenzio assordante. Nessuno mi parlava o mi stimolava e io smisi di emettere suoni, mi bloccai”. Salvifico fu il ritrovamento nel cassetto della madre di un registratore con cassetta: “Premetti ‘play’ e sentii una bambina parlare e un’altra, molto più piccola, risponderle: quella bambina ero io” ricorda la voce di “A casa di Luca”. “In quel momento compresi che sapevo parlare e cominciai a fare da sola delle prove acustiche, nascosta in uno stanzino, per provare a tirare fuori quella voce”. L’intento della piccola Silvia era “dimostrare a me stessa che quella vocina ascoltata nella registrazione esisteva davvero e che ero proprio io. All’inizio riuscivo a produrre soltanto dei suoni, poi quei suoni sono diventati canzoni e attraverso le canzoni sono tornate anche le parole. Ho imparato prima a cantare che a parlare”.